di Mauro Beschi
Ven, 25/09/2009 - 05:43
Lo Scudo fiscale è stato introdotto con il DDL anticrisi dell’estate scorsa.
La norma prevede l'istituzione di un'imposta straordinaria sulle attività finanziarie e patrimoniali, detenute fuori dal territorio dello Stato a condizione che le stesse vengano rimpatriate da paesi extra Ue, nonché regolarizzate, ovvero rimpatriate, purché in essere in paese dell'Unione europea.
Sarà applicata un aliquota complessiva del 5% sulle attività finanziarie e patrimoniali detenute almeno al 31 dicembre 2008 o rimpatriate e regolarizzate a partire dal 15 settembre 2009 e fino al 15 aprile 2010 e si prevede che l'imposta si applichi su un rendimento lordo presunto in ragione del 2% annuo per i cinque anni precedenti il rimpatrio o la regolarizzazione senza possibilità di scomputo di eventuali perdite e con un'aliquota sintetica del 50% l'anno, comprensiva di interessi e sanzioni e senza diritto allo scomputo di eventuali ritenute e crediti.
Si garantisce l'anonimato e si prevede che "il rimpatrio ovvero la regolarizzazione si perfezionano con il pagamento dell'imposta e non possono in ogni caso costituire elemento utilizzabile a sfavore del contribuente, in ogni sede amministrativa o giudiziaria, in via autonoma o addizionale". Quindi al nuovo scudo non saranno applicati accertamenti, come è già successo per le passate edizioni.
Dunque siamo in presenza di un ulteriore condono, nonostante i giuramenti di sangue che non sarebbero stati più utilizzati.
In realtà questa scelta è la rappresentazione ulteriore delle contraddizioni e delle debolezze delle politiche economiche del Governo attraverso la riproposizione di provvedimenti “una tantum”, fondati su esigenze di “cassa”, privi di un orizzonte strutturale anche se tutti segnati dalla scelta di “remunerare” i soggetti economici che costituiscono il blocco sociale della destra berlusconiana (altro che, con buona pace di Brunetta, lotta alle rendite).
Ma i messaggi contenuti da questo provvedimento sono devastanti sotto più versanti:
• In primo luogo quello della residualità della lotta all’evasione fiscale in un Paese in cui essa è da sempre abbondantemente praticata e in cui il carico preponderante delle imposte grava su lavoratori dipendenti e pensionati.
Più di tante parole valgono le cifre emerse da una recente Ricerca di “KRLS Network of Business Ethics”:
LA MAPPA DELL'EVASIONE FISCALE IN ITALIA (LUGLIO 2009)
Le categorie Stima annua dell’imposta evasa
ECONOMIA SOMMERSA
Almeno 2.400.000 occupati svolgono
un’attività irregolare come lavoratori
dipendenti € 34 MLD
ECONOMIA CRIMINALE
Controllo del territorio € 42 MLD
SOCIETA’ CAPITALE
Il 81% delle società di capitali dichiara
redditi negativi o meno di € 10 mila € 18 MLD
BIG COMPANY
Transfer pricing conti off-shore
e società estere € 31 MLD
LAVORATORI AUTONOMI
E PICCOLE IMPRESE
Mancata emissione di scontrini,
ricevute e fatture fiscali € 10 MLD
TOTALE € 135 MLD
Ma oltre a consolidare l’idea che si potrà continuare ad evadere, il segnale che si offre è ancora più chiaro: con la garanzia dell’anonimato e con lo “scudo” sugli accertamenti si regolarizzeranno, con il pagamento di un’aliquota bassissima, la più bassa tra quelle utilizzate dai vari Paesi per operazioni del genere, vere e proprie truffe ai danni dello Stato e dei contribuenti onesti.
• L’altro aspetto è quello della caduta, proclamata e praticata, del principio di legalità.
Un primo problema riguarda le modalità di regolarizzazione offerte dallo scudo che offrirebbero, come è stato sottolineato da più parti, non solo una comoda soluzione per i capitali evasi ma, ed è cosa assai più grave, anche una regolarizzazione ed un “lavaggio” di capitali illeciti provenienti dall’economia criminale.
Vi è poi la questione legata al fatto che siamo in presenza di una sostanziale amnistia che, come prevede la nostra Costituzione, deve essere deliberata a maggioranza dei due terzi dei componenti di ciascuna Camera. Nel nostro caso ci troviamo di fronte ad un provvedimento sul quale è persino possibile venga messa la fiducia.
A questo proposito sembra condivisibile l’opinione di chi ha sostenuto che “ fa un poco impressione notare come il dibattito pubblico si concentri solo sull’immoralità dell’operazione, o sulla misura irrisoria delle somme richieste dal fisco e come l’incostituzionalità della normativa non venga mai evocata”.
Infine una vera e propria perla che testimonia il decadimento morale ed il sentimento di estraneità di una maggioranza nei confronti di un Paese scosso da una crisi gravissima; con un emendamento introdotto al Senato, e approvato dalla maggioranza, si introducono gravi modifiche per cui lo “scudo” che prima riguardava solo (si fa per dire) l’omessa o infedele dichiarazione fiscale, si estenderà ad una serie di reati tributari, come la dichiarazione fraudolenta, l’occultamento o la distruzione di documenti contabili. Inoltre si è voluta prevedere anche la non punibilità di altri reati commessi come i reati di falsità materiale, falsità ideologica in atto pubblico, falsità nelle scritture private, soppressione e occultamento di atti, fino alle false comunicazioni sociali.
Di fronte a questi aspetti, così critici e controversi, lo stesso Governo cerca di ridurne l’impatto proclamando la coerenza delle scelte italiane con quelle di altri Paesi.
Ma non è così, come testimonia la tavola sinottica redatta dalla Banca Generali e sotto riportata:

Quello che si sta discutendo in parlamento è, dunque, un provvedimento grave, che non risolverà i problemi del Paese e che, anzi, contribuirà a renderne più gracile non solo la coesione civile e morale ma la stessa risposta alla crisi.
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