di Massimo Mezzetti*
Mar, 03/11/2009 - 06:47
Caro Claudio, caro Fabio, cari compagni e care compagne di Sinistra Democratica,
ho scelto di non scrivere un intervento ma una lettera perché quello che ho da dire è un discorso rivolto prima di tutto a noi, a quelli che, come me, hanno sentito e sentono di appartenere a una comunità. Una comunità di uomini e di donne che poco più di due anni fa hanno deciso insieme di cominciare una nuova avventura, un nuovo percorso politico consapevoli di tutte le difficoltà e i rischi che esso comportava ma anche carichi di entusiasmo e di speranze. La stragrande maggioranza di noi visse la sofferenza della separazione da una storia collettiva che si intrecciava con tante storie personali, affetti, amicizie. Ma il 5 maggio del 2007, a Roma, vivemmo anche la sensazione di libertà, di liberazione da un clima ormai soffocante e deprimente che da tempo vivevamo in un partito che mal ci sopportava e mal sopportava quanti si permettevano di esprimere anche solo dubbi e perplessità rispetto a quelle che dovevano essere le magnifiche sorti e progressive del futuro partito democratico. E l’emozione fu ancora più grande nel constatare che eravamo in tanti, gagliardi, entusiasti. Cresceva in noi la consapevolezza che avremmo potuto essere una cosa davvero significativa nel panorama politico italiano; che avremmo davvero potuto occupare uno spazio politico che il nascente PD si apprestava di fatto ad abbandonare e che il massimalismo identitario non aveva mai saputo colmare. Rifiutammo però la tentazione e la presunzione di “fare da soli”. Pensammo, possiamo oggi dire che ci illudemmo, che la consapevolezza nostra potesse diventare anche quella dei gruppi dirigenti delle altre formazioni politiche della sinistra e che insieme si potesse finalmente aprire un discorso nuovo, una nuova narrazione, per usare un termine oggi in voga. Le cose sappiamo come sono andate successivamente ed è inutile che io stia qui a fare i cahiers de doléances .
Arriviamo all’oggi. Vi avviso subito che non userò il linguaggio della diplomazia. Non tirerò di fioretto. Credo che ci siano momenti in cui sia giusto essere spietati, prima di tutto con se stessi. Userò il linguaggio nudo e crudo del realismo. Ovvio che non pretendo che il mio punto di vista abbia valore assoluto. Dirò cose che in questi mesi mi sono limitato a riferire solo negli organismi dirigenti. Ritenevo fosse giusto così. Sono cresciuto alla scuola di quelli che pensano tutto quello che dicono ma che forse è un bene non dire sempre tutto quello che pensano in pubblica piazza.
Sinistra Democratica si è messa generosamente a disposizione di tutti i tentativi di costruzione di un soggetto unitario per una nuova sinistra italiana. In questo lungo e spesso penoso tragitto tante compagne e tanti compagni si sono persi. C’è chi ha pensato fosse più utile tornare sui suoi passi, chi si è messo alla finestra in attesa di tempi migliori, chi ha perso del tutto la fiducia e ha dismesso l’impegno.
Oggi siamo davanti ad un bivio, forse l’ultimo bivio. E’ il momento più delicato della nostra giovane storia. Ci arriviamo sfibrati, debilitati, stanchi. Nell’ultimo anno e mezzo, Sinistra Democratica sembra aver fatto di tutto non per biodegradarsi ma per autodemolirsi. Non abbiamo più svolto un nostro tesseramento (nonostante lo stabilisse lo statuto e una risoluzione del Consiglio Nazionale di un anno fa). Abbiamo svuotato di senso e significato il ruolo degli organismi dirigenti in favore di una direzione politica di fatto sempre più solipsistica o, al massimo, ristretta a pochissime persone con scarsissimo rapporto con le esperienze del territorio. Nella mia doppia veste di dirigente nazionale e territoriale ho spesso vissuto la profonda discrasia fra gli oggetti in discussione e l’approccio a essi nelle discussioni “romane” e, viceversa, la qualità e quantità di problematiche espresse dal territorio. Non è, quest’ultima, una prerogativa negativa della sola Sinistra Democratica. Mi ha colpito profondamente, ad esempio, l’assemblea nazionale di Roma del 3 luglio di Sinistra e Libertà in cui, all’indomani delle elezioni, non un solo intervento fece minimamente accenno alle elezioni amministrative che, nello stesso giorno di quelle europee, avevano coinvolto migliaia di comuni e metà delle province italiane e dunque, migliaia di uomini e donne candidate (e spesso elette) nelle tante liste della Sinistra. Un bacino di risorse umane e intellettuali, quasi sempre senza una appartenenza specifica ad una delle formazioni politiche di SeL, che da sole sarebbero bastate a dare corpo ad una base solida e certificata di riferimento per la costruzione di un soggetto politico nazionale.
Dopo il 3 luglio c’è stato il 20 settembre a Bagnoli. Si è trattato in entrambi i casi di occasioni perse. Palestre oratorie in cui si è dato sfogo a ragionamenti, pulsioni, emozioni il cui unico esito, anche e soprattutto per mancanza di direzione politica di cui tutti, chi più e chi meno, siamo responsabili è stata la produzione di editti che promulgano regole su regole, spesso schizofreniche e contraddittorie fra loro. Regolamenti, decreti ingiuntivi che nascondono, neppure tanto elegantemente, la totale assenza di politica. Dall’assemblea di Bagnoli ad oggi non esiste un solo atto o documento unitario del coordinamento nazionale di SeL che si esprima su un qualunque nodo o fatto politico. Riunioni su riunioni convocate sugli organigrammi o sulle regole. Non ho mai visto nascere un partito dalle alchimie regolamentari né da codici. I partiti sono un impasto particolare di politica, passioni, emozioni, storie individuali e collettive che si incrociano e costruiscono un humus politico e culturale comune. E’ quello che molti di noi rimproveravano ai nostri ex compagni di partito quando discutevamo del futuro PD. Abbiamo contestato e continuo a contestare un’idea futurista della politica in cui l’azione precede il pensiero. Nel frattempo abbiamo perso per strada i Verdi e ci apprestiamo a separarci anche dai Socialisti. In questo qualcuno vede del buono. Certo, non mi nascondo l’esistenza di divergenze politiche reali e potenziali, anche molto forti. Ma vorrei, appunto, che eventuali divisioni e/o separazioni avvenissero su queste. E invece, su cosa ci stiamo separando? Sulle regole?!? Dov’è la politica? Ci avviamo, personalmente lo faccio molto stancamente, verso l’ennesima assemblea nazionale: il 19 e 20 dicembre a Roma. Sarà un’Assemblea programmatica, come stabilito a Bagnoli, o costituente, come evocato successivamente all’esito del congresso dei Verdi? Costituente di cosa? Con quali idee? Quali proposte? Cosa ci tiene insieme? Chi sta insieme? Ciò che eventualmente nascerà, sarà presente alle elezioni regionali e si presenterà in tutte e 13 le regioni in cui si vota con lo stesso simbolo e nome? Con quali alleanze andremo alle regionali (se ne leggono di tutti i colori!)? Forse sarò controcorrente o forse sono figlio di un’altra idea della politica ma, come ho detto, a me questo modo di procedere ricorda molto quello da cui sono fuggito: la nascita del PD e francamente e amaramente non ci trovo nulla di bello e temo che così non andremo molto lontano!
Prendo atto che ci sono molti che si irritano al solo sentire porre questi problemi, che ritengono che sia tempo perso parlare di queste cose e che, al contrario, si deve procedere spediti, senza indugi. Ma verso cosa?!? Diciamoci la verità, smettiamola di prenderci in giro e di procedere con l’inganno occultando i problemi o sperando che le forzature possano piegare in seguito le dure ragioni della politica. E nessuno pensi di usare le legittime aspirazioni di tante centinaia di persone che nei territori si stanno impegnando nella nascita di circoli, associazioni, embrioni della nuova formazione politica per forzare la mano di questo difficile e complicato percorso costituente.
In questa storia, mentre Sd ha ancora una volta messo se stessa generosamente a disposizione, altri attori hanno svolto diverse parti in commedia e la somma di ambiguità, di equivoci, di non detto – a cui anche noi abbiamo contribuito - ci hanno portato all’attuale situazione che personalmente reputo assai negativa, per usare un eufemismo.
Qual è la prospettiva che ora si presenta davanti a noi? Non si è mai voluta prendere in considerazione l’idea di fare di SeL, in una fase intermedia, una federazione di soggetti politici e di nuove soggettività. Dov’era lo scandalo?!? La Linke non è ancora un partito e questo non gli ha impedito di conseguire successi. All’interno di questo percorso alcune forze, già in condizione di farlo, avrebbero potuto avviare un processo di unificazione tra loro e altre avrebbero potuto compiere un processo unitario senza strappi al loro interno. Vale per i Verdi come per i Socialisti. Si è preferito e si preferisce ancora oggi il tutto e subito. Il risultato sarà il poco, male e tardi. Ci avviamo a dare vita, se mai ci riusciremo, ad un soggetto politico che, dobbiamo essere sinceri con noi stessi, non sarà e, molto probabilmente, non potrà neppure chiamarsi Sinistra e Libertà. Non lo sarà perché il progetto politico di SeL era altra cosa da quello che sta per nascere e al quale, spero di sbagliarmi ma non credo, non sarà consentito l’uso del nome e del simbolo. Poi, se qualcuno vorrà avventurarsi in un lungo contenzioso legale per ritrovarsi a febbraio senza simbolo e nome, si accomodi pure. Torno dunque a ripetere: che natura avrà questo soggetto politico? Quali saranno le sue alleanze? E la sua collocazione europea? Quello che io penso è che qualcuno ha idea di costruire il proprio giocattolo con le forze e le risorse umane di cui Sinistra Democratica – l’unica che può ancora vantarne significativamente – è ancora a disposizione. Chi ha scelto in questi anni di investire il suo tempo, le sue risorse, il suo impegno in Sinistra Democratica non lo ha fatto certo per approdare in un partitino che alla vocazione maggioritaria del PD risponde con una vocazione plebiscitaria (come si è visto a Bagnoli). Un partitino massimalista, extraparlamentare, con tutti i vizi tipici del minoritarismo che trascina con sé chi, valendo 10, pretende, con giochini e giochetti che i meno giovani fra noi sanno riconoscere a distanza, di contare per 60. Né, dopo il fallimento dell’esperienza di Sinistra Arcobaleno, molti di noi possono accettare l’idea di riprendere in considerazione un’alleanza elettorale con chi in quell’esperienza non ha creduto e ha decisamente contribuito ad affossarla subendo un’ulteriore torsione identitaria e ideologicamente non condivisibile. Eppure abbiamo letto anche questo in questi giorni e non capisco il rifiuto, giusto, a intendere SeL come cartello elettorale per proporcene un altro ancora più estraneo a questo progetto politico.
Se questo doveva essere il traguardo finale della nostra storia, tanto valeva fare il Partito di Sinistra Democratica due anni fa e, non lo dico provocatoriamente, tanto varrebbe farlo ancora oggi. Forse abbiamo sempre creduto troppo poco in noi stessi. E’ venuto il momento di ritrovare le ragioni politiche per le quali siamo nati come SD. Ritrovare noi stessi per non perderci. Perché dobbiamo fare un congresso per lo scioglimento e non invece uno per rifondare e rilanciare l’idea, i contenuti e la politica di Sinistra Democratica? Abbiamo un’organizzazione che ancora, bene o male, è ramificata su tutto il territorio nazionale, abbiamo sedi, uno statuto, un’elaborazione politica che abbiamo riposto nel baule in favore di un estenuante e inconcludente percorso. Questa è la mia proposta, alternativa ad un’altra, quella che s’avanza, che ritengo avventurista e priva della trasparenza e chiarezza necessaria. La rinascita di una nuova Sinistra che si fondi non sullo scioglimento ma sulla ricostruzione del nostro progetto originario, un rilancio convinto e orgoglioso aprendo porte e finestre, come sul dirsi, a tutti coloro i quali si riconoscono nella necessità di dare vita ad un moderno partito della sinistra italiana ed europea, ecologista, per un’alternativa di governo del Paese. Chiamiamoli ad aderire e partecipare a pieno titolo alla vita e alla direzione politica di SD. Contestualmente, Sinistra Ecologia e Libertà rimanga uno spazio comune, decidendo insieme le forme e i modi dello stare insieme, in cui è possibile continuare a coltivare una prospettiva di medio periodo più ambiziosa di quella che rischia di realizzarsi oggi a ranghi ridotti e rompendo definitivamente i rapporti fra gli originari soggetti fondatori.
Contemporaneamente mettiamo in campo di un’offensiva a tutto campo verso le altre forze politiche del centro sinistra, a partire dal PD. Il neo segretario di questo partito ha, come forse è naturale che sia, assunto su di se il ruolo di dominus delle future alleanze. Rimaniamo in attesa dell’esito delle sue girandole di incontri e delle sue future mosse o assumiamo noi un’iniziativa politica? Bersani ha detto, in più occasioni in queste settimane, che vuole superare la vocazione maggioritaria e che è sua intenzione riaprire il cantiere de L’Ulivo. Bene, andiamo a vedere le carte! Che cosa vuol dire questo? Bersani dica cosa farà il Pd nei confronti del progetto di legge Calderisi che vuole introdurre lo sbarramento del 4% nelle elezioni regionali, provinciali e comunali. Assumiamo un’iniziativa politica perché l’impegno per il rilancio de L’Ulivo trovi un’immediata e concreta traduzione e vada oltre l’evocazione di un obiettivo. Strutturiamo l’Ulivo già in occasione delle elezioni regionali valorizzando il contributo autonomo, culturale e politico, che i singoli soggetti politici vi possono portare.
Una tale direzione di marcia richiederebbe però un cambio di marcia radicale dei e nei gruppi dirigenti, a partire dal gruppo dirigente nazionale. Credo sia venuto il momento, senza infingimenti, di porre questo tema e di aprire su questo punto una riflessione seria e onesta fra noi.
*Coordinatore SD Emilia-Romagna
Coordinamento nazionale SD
3 novembre 2009
- Login o registrati per inviare commenti















paolo hutter MA QUALE
paolo hutter
MA QUALE MASSIMALISMO???
Comprensibili e fondate le critiche allo stato attuale di esseelle nell'intervento di Mezzetti Meno comprensibile l'idea di rimediare a questo stato di cose rilanciando sinistra democratica.
Intervengo però per sttolineare che è incomprensibile parlare di massimalismo di esseelle. Ma in cosa?
La verità è ben diversa. La vittoria di Bersani, la agitazione attorno a Marino e aggiungiamo anche la tenuta del successo dell'Idv dimostrano che una formazione politica ha senso se è a sinistra del Pd.
Esseelle ha senso se è a sinistra del Pd. Per me poi questo essere più a sinistra del Pd si dovrebbe sostanziare innanzitutto nella distanza da logica delle grandi opere e dei cementi vari. Ma qui sto già entrando nel merito..
Sostituisce il precedente
Sostituisce il precedente che conteneva qualche errore di battitura. Grazie
Caro Massimo,
ti ringrazio per il tuo messaggio che condivido perlopiù integralmente.
Uno dei pilastri fondanti di Sinistra Democratica era la sua indipendenza dal PD: un partito moderato e centrista con il quale sono possibile alleanze soltanto a determinate condizioni. Ma a Firenze un grosso problema ha afflitto molti compagni e ha avuto gravi ripercussioni sul risultato elettorale del giugno scorso ed è che la nostra dirigenza ci ha condotti ad una progressiva sudditanza al PD cittadino con la conseguenza che il nostro elettorato, come le anatre del giovane Holden del Central Park d’inverno, è scomparso.
Alcune compagne e compagni hanno cercato di evitare tale deriva nel corso d’infuocate assemblee ma sono stati messi a tacere ed emarginati con metodi fintamente democratici per cui, per non tradire l’idee fondanti di Sinistra Democratica, sono stati costretti a presentarsi agli elettori fiorentini sotto il simbolo di Sinistra per la Costituzione.
Il progetto che Sinistra Democratica sta portando avanti a livello nazionale di Sinistra e Libertà poteva rappresentare la concretizzazione di quell’unione della sinistra a cui tutti i nostri compagni aspirano ma per ottenere ciò a Firenze era necessario un intervento chiarificatore da parte dei suoi vertici nazionali, che facesse “piazza pulita” di una dirigenza che si è prostituita al Pd e che cerca di mantenere ancora una sua visibilità con una pervicace arroganza che impedisce di fatto l’avvio in quella direzione di un processo per la costituzione di una sinistra unita.
Sinistra per la Costituzione ha aderito alla costituenda Federazione della sinistra con l’auspicio che tutti i percorsi avviati a livello locale e nazionale trovino alla svelta modi e tempi per avviare un percorso unitario, un cammino veramente indipendente dal PD ma comunque orientato alla soluzione dei problemi che affliggono il paese con idee di una sinistra pragmatica e di governo.
Solo così nel nostro Central Park riappariranno le anatre scomparse, certamente più numerose di prima.
Anna Soldani
ex capo gruppo Sinistra Democratica
Consiglio Comunale
di Firenze
carlo x Una ulteriore
carlo x
Una ulteriore confusione aggiunta a quella attuale.
Cosa si vuol fare! gli irriducibili?
Forse non si è capito ancora che quella meravigliosa stagione è finita, è finita perché prevalse all'epoca la presunzione di farcela alleandosi con componenti di una sinistra troppo compromessa con il passato.
A distanza di due anni mi son reso conto che il "seno materno" è sempre caldo ed accogliente e che ancora si può sognare dentro un grande partito e non girovagare alla ricerca di non si sa cosa.
Ho nel cuore compagni quali Turigliatto, Ferrero, Ferrando, lo stesso Mussi, Fava e tanti altri; essi avrebbero potuto dare grandi contributi dentro ad un Partito Democratico invece? si è sparsi per l'Italia alla ricerca di poter raccogliere spighe di grano che lascia cadere la trebbiatrice sui campi.
Aiuteranno soltanto a sfamare parzialmente qualcuno, ma non risolvere il problema fame nel mondo.
carlo
non credo che riproporre un
non credo che riproporre un micro-partito che si muove in autonomia porterebb molto lontano, né una federazione di partiti porterebbe a niente di buono se tale federazione fosse costruita soltanto su sommatorie di classi dirigenti e micro-movimenti ognuno dei quali rivendicherebbe, dentro un'alleanza meramente formale ed apparente, il più ampio margine di manovra. Occorre lavorare perché l'unità a sinistra (che si attuti tramite la federazione, il partito unico, qualunque strumento vogliate)si fondi su un progetto di società e di sviluppo condiviso. Questo è il segreto della Linke, del Fa uruguayano. Questo è ciò che la sinistra italiana non è mai riuscita a fare. E rinchiudersi nei micro partitini non aiuta a superare questo limite storico.
Massimo Mezzetti scrive
Massimo Mezzetti scrive una lettera piena di considerazioni politiche, critiche ed anche amare, sullo stato del processo che dovrebbe ( o avrebbe dovuto?) dar vita alla nascita del nuovo soggetto politico, Sinistra e Libertà.
Sceglie il modo più diretto e pubblico, una lettera in rete, per riaffermare una posizione espressa anche in altre sedi e circostanze, in ciò certamente è coerente. Il malessere e la profonda delusione per un percorso così accidentato, contraddittorio come il nostro e più in generale della sinistra italiana, certamente è giustificabile, tant'è che basta scorrere i fiumi di interventi che da quando esistono i siti, migliaia di militanti e dirigenti hanno profuso in questi mesi ed anni per capire che esiste un problema enorme d'inadeguatezza tra aspettative e direzione politica, un rapporto critico e contraddittorio tra esperienze di provenienza e difficoltà a perseguire il progetto unitario per cui tutti ci siamo impegnati in questo periodo.
Non dimentichiamo che soprattutto le nuove generazioni ma non solo e non sempre, sono portatrici di valori ed idee del tutto diverse da quelle di chi ha alle spalle lunghe militanze, il senso di un percorso effettivamente nuovo ed originale nella ricostruzione di una sinistra autonoma, è stato tante volte proclamato mai finora coerentemente praticato.
Ciò che è mancato è proprio il "senso della coerenza" tra enunciazioni e comportamenti concreti, è la dannazione della sinistra quella delle pratiche, non funziona se manca questo nesso, e però qui le responsabilità sono forti e diffuse e riguardano tutti i gruppi dirigenti nessuno escluso, sia a livello nazionale che locale, Emilia Romagna compresa.
Non è possibile che ci sia sovrapposizione ,identificazione e soprattutto confusione tra destini personali e progetto politico nella costruzione di nuovo partito politico, ve l'immaginate se all'alba del 1921, i comunisti guidati da Bordiga e Gramsci, avessero come effettivo principale ( ma inespresso) obiettivo politico, mantenere il proprio posto in Parlamento o in consiglio regionale? Probabilmente quello che poi divenne il maggior partito comunista dell’occidente non sarebbe mai nato.
Uso questa metafora per porre un problema che secondo me oggi è diventato esiziale, ed accompagna tutte le nostre vicende, non da ora ma penso da quando ognuno, all’interno delle forze politiche di provenienza ha già vissuto la militanza come professione attraverso l’accesso a cariche istituzionali.
Questa è diventata una patologia dal momento in cui i livelli retributivi delle cariche istituzionali, con un processo dall’alto al basso fino ai consigli comunali e di quartiere sono diventate vere e proprie retribuzioni attraverso le quali conquistare uno status economico e sociale.
A ciò ha conciso una degenerazione dei modi attraverso cui le carriere politiche sempre più condizionate dal meccanismo degli apparati e del consenso sono diventate un meccanicistico sistema di “cordate”, in cui o si è dentro un “sistema di relazioni di gruppo” e quindi si consente e non si dissente o non si accede a quegli incarichi.
Mi si dirà: è stato sempre così, no non è stato sempre così ed il livello cui siamo giunti in questi ultimi dieci, quindici anni è del tutto drammaticamente patologico.
Ora o si ha il coraggio di mettere le mani in questo problema ed affrontarlo o meglio rinunciare ma non come propone Massimo rinchiudendosi nel fortino di Sinistra Democratica, è ridicolo e tuttalpiù può giovare al mantenimento di qualche scranno.
Se critichiamo Rifondazione, i verdi e i socialisti per questa pulsione identitaria, non è che proponiamo la nostra “piccola patria”
Tutti coloro ( e non sono certamente pochi se guardiamo alla sinistra diffusa in tante eterogeneee realtà) che ci hanno votato in queste ultime elezioni europee ed amministrative, i tanti che hanno guardato con simpatia e speranza al nostro progetto sarebbero ancora una volta frustrati e delusi, sta già accadendo e temo che così sarebbe la Waterloo definitiva
Penso che la riflessione debba uscire da ipocrisie e da convenienze e diventare un dibattito serio per capire se esiste ancora una possibilità di costruire un progetto che stia in piedi
Infine un’ultima considerazione, Mezzetti ha scritto una lettera che ha suscitato molti commenti, ciò accade sul sito ogni volta che una personalità esprime il suo punto di vista ma poi tutti questi dibattiti finiscono per esaurimento e non c’è mai nessuna replica, nessuna sintesi, anche in questo manca una logica politica: se abbiamo dei mezzi di comunicazione degli spazi pubblici, essi dovrebbero essere utilizzati in modo più interattivo e proficuo, rispondendo alle interlocuzioni, fornendo valutazioni, proponendo sondaggi in cui le opinioni dei compagni possano assumere un significato ed un valore, altrimenti rimangono delle belle ed inutili palestre per sfogare le “pulsioni” del momento e non si risolvono in niente, sono già così scarne le occasioni di confronto.
Anche in questo si può verificare se esiste un gruppo dirigente.
sergio caserta
Caro Massimo, il tuo
Caro Massimo,
il tuo intervento è per me del tutto condivisibile.
Uno dei pilastri fondanti di Sinistra Democratica era la sua indipendenza dal PD: un partito moderato e centrista con il quale sono possibile alleanze soltanto a determinate condizioni. Ma per esempio a Firenze un grosso problema ha afflitto molti compagni e ha avuto gravi ripercussioni sul risultato elettorale del giugno scorso ed è che la nostra dirigenza ci ha condotti ad una progressiva sudditanza al PD cittadino con la conseguenza che il nostro elettorato, come le anatre del giovane Holden del Central Park d’inverno.
Alcune compagne e compagni hanno cercato di evitare tale deriva nel corso d’infuocate assemblee ma sono stati messi a tacere ed emarginati con metodi fintamente democratici per cui, per non tradire l’idee fondanti di Sinistra Democratica, sono stati costretti a presentarsi agli elettori fiorentini sotto il simbolo di Sinistra per la Costituzione.
Il progetto che Sinistra Democratica sta portando avanti a livello nazionale di Sinistra e Libertà poteva rappresentare la concretizzazione di quell’unione della sinistra a cui tutti i nostri compagni aspirano ma per ottenere ciò a Firenze era necessario un intervento chiarificatore da parte dei suoi vertici nazionali, che facesse “piazza pulita” di una dirigenza che si è prostituita al Pd e che cerca di mantenere ancora una sua visibilità con una pervicace arroganza che impedisce di fatto l’avvio in quella direzione di un processo per la costituzione di una sinistra unita.
Sinistra per la Costituzione ha aderito alla costituenda Federazione della sinistra con l’auspicio che tutti i percorsi avviati a livello locale e nazionale trovino alla svelta modi e tempi per avviare un percorso unitario, un cammino veramente indipendente dal PD ma comunque orientato alla soluzione dei problemi che affliggono il paese con idee di una sinistra pragmatica e di governo.
Solo così nel nostro Central Park riappariranno le anatre scomparse, certamente più numerose di prima.
Anna Soldani
ex capo gruppo di Sinistra Democratica
Consiglio Comunale di Firenze
Caro Mezzetti Ho riflettuto
Caro Mezzetti
Ho riflettuto a lungo su quello che hai scritto e ti dico sinceramente quel che penso. Sulla prima parte della tua analisi in buona parte concordo ma la tua analisi non porta necessariamente alla proposta che avanzi nella seconda parte del tuo articolo. Non trovo affatto peregrina, non lho mai pensato, l'idea di una Federazione tra forze politiche ( o sindacali come fu la federazione dei metalmeccanici a suo tempo) ma queste forze devono essere tali mentre credo non ti sfugga che al di fuori del partito socialista ( per altro debole e spaccatosi già in vari pezzetti)nessuna delle altre sigle è una forza vera. Si tratta ,compresa Sd, di piccoli movimenti politici nessuno dei quali ha una presenza su tutto il territorio nazionale ma solo poche migliaia di aderenti... Questa è la prima obiezione che però non mi pare affatto un dettaglio. Le altre sono queste: abbiamo sempre detto che c'è più sinistra ( donne e uomini di sinistra) fuori da queste sigle che dentro di loro, persone che non credo potrebbero minimamente entusiasmarsi per una ipotesi che altro non sarebbe ( privata come sarebbe di qualsiasi contributo di partecipazione) che una somma di ceti politici nazionali e locali. Abbiamo detto che lavoravamo ad unire quelle persone e non mi parrebbe così se perseguissimo la strada della federazione. Inoltre che altro siamo stati finora se non una federazione disordinata e litigiosa? Mi pare indubbio che ogni decisione sia stata sempre presa solo e soltanto dai 5 "segretari" e così è ancora adesso, perchè ogni volta che il Coordinamento Nazionale formato faticosamente anche da persone che vengono da altre esperienze si riunisce e prova a decidere qualcosa c'è sempre un segretario o anche due che si incaricano di smentire quelle decisioni pur piccole ma autonome. Non concordo poi sul fatto, come dici tu, che il risultato della Costituente che abbiamo faticosamente tentato di aprire darebbe come esito una piccola forza come Dp ( democrazia proletaria) o lo Psiup, non credo che ne tu ne io possiamo sapere quale sarebbe l'esito.
Posso dirti che nelle città ( e non sono poche) nelle quali sono state fatte veramente le adesioni in modo aperto il risultato non è quello ma qualcosa di molto più variegato e interessante. Da ultimo trovo singolare che la tua proposta arrivi adesso, dopo che si sono aperte le adesioni. Se questa ipotesi della federazione era la meta bisognava che tu e altri che la condividevano avessero il coraggio politico di proporla a Bagnoli o altrove, e comunque prima di aprire le adesioni. Perchè vedi la responsabilità verso le persone che ci guardano non è cosa di poco conto e noi tutte e tutti ne abbiamo avuta assai poca. Ho scritto nei giorni scorsi quel che penso e credo sia il tempo ( se ancora ne abbiamo) di distinguere nettamente tra la costruzione del soggetto politico e la presentazione di qualsiasi lista elettorale. Già due volte abbiamo confuso le cose e non mi pare che i risultati siano stati positivi, anzi. Un soggetto politico può nascere da una lista elettorale ma perchè così sia ci vuole una forte unità e detrminazione dei gruppi dirigenti, se questa non c'è e se ognuno difende le sue identità non accade nulla di nuovo. La Linke in germania è partita come una lista elettorale ma i due pezzi che la componevano hanno cessato di esistere come tali dal giorno in cui la lista si è formata, Lafontaine è della Linke non è un ex socialdemocratico, e anche Gysi non si presenta come un ex comunista ma come esponenete della Linke. Credo che la differenza con la nostra situazione sia chiarissima e non ti sfugga. In germania queste due culture , e via via anche diversi ambientalisti e tante altre persone ed elettori di Sinistra, hanno deciso di fondersi e non di brandire le identità come clave...qui da noi coloro che vengono dalla cultura del comunismo italiano ( con vari percorsi) hanno manifestato chiaramente questa disponibilità, altrettanto non hanno fatto i socialisti e questo oltre che dispiacermi molto è un punto politico assai negativo e limitante che dice bene quanto sia ancora arretrata la nostra realtà. La Sinistra che vorrei non è socialista perchè c’è Nencini, comunista perchè c’è Vendola , ambientalista perché c’è la Francescato . Il partito della sinistra che immagino è laico e socialista per il meglio che quella tradizione ha prodotto, femminista perchè la libertà femminile è venuta al mondo in questo secolo, è ambientalista e non violento perchè le nuove contraddizioni dello sviluppo lo impongono, mette al centro il lavoro ( pur con tutte le sue trasformazioni )e la giustizia sociale come la migliore tradizione del comunismo italiano ha insegnato a diversi di noi, e poi è anche molto altro ,come ci chiedono coloro che hanno vent’anni o trent’anni che non sanno ancora precisamente perchè si dicono di sinistra eppure lo fanno.
un abbraccio con la stima che sai
Fulvia
Concordo con il commento di
Concordo con il commento di Mario Liso.
L'analisi esposta dall'autore dell'articolo corrisponde largamente a verità, ma pensare che si risolve la situazione rispolverando Sinistra Democratica come soluzione identitaria di tutti i problemi rispecchia esattamente l'errore di tutte le altre micro formazioni della sinistra, radicale e non.
Siamo fuori tempo massimo. Bisogna scommettere su chi in Sel ci crede, dentro e soprattutto fuori le formazioni politiche, e riempire di contenuti politici un soggetto in campo, cosa che a dire il vero non ho visto prima neanche in SD...
Lo dico da iscritto e militante di SD, che ha fatto la campagna elettorale alle Europee per Sel e che pensa che indietro non si torna.
Angelo Chiaramonte
Membro del Direttivo Provinciale di SD-Genova
Fava e Mussi, comunità,
Fava e Mussi, comunità, amicizie, richiamo al progetto originario di Sd ecc. delineano un orizzonte in cui mi perdo, anziché ritrovarmi. Stavo nei Ds, ma non nel correntone, ho cominciato a fare politica non ricordo più quando, di comunità e di amicizie ne ho perse e ritrovate in quantità, e sempre sono stato futurista, mi sono provato a cambiare il mondo anziché interpretarlo, forse perché intanto c'era qualcuno che me lo interpretava e me lo cambiava sotto il naso. Sinistra arcobaleno è rimasta schiacciata dalla logica bipartitica (e da una legge elettorale infame) che le ultime europee hanno contribuito a indebolire, i verdi e i socialisti (non tutti, quelli che puntano al tesseramento collettivo chiamato federazione) hanno considerato Sel un escamotage per superare la nottata e forse ora vedono innanzi a sé vastissime praterie di consensi attorno al programma di... Garibaldi e alla celebrazione della caduta del muro, per quanto mi sforzi, non ho colto per quale programma politico Sd si caratterizzi, oltre i soliti obiettivi, comuni a milioni di persone, sulla scuola, il lavoro, la precarietà ecc... Forse mi sono distratto, ma non ho visto falangi macedoni né vaste masse sotto le bandiere di SD, mentre ho sentito più di qualche esortazione a non cincischiare intorno a sommatorie di sigle ma considerare le organizzazioni (per quello che possono rappresentare) strumenti politici. Sentire poi dirigenti e coordinatori lamentarsi di "giochini e giochetti" mi dà qualche mal di testa. A me pare che se la costituzione di Sel darà come risultato il "poco, male e tardi", il mantenimento di SD e una federazione di "partitini", a questo punto della storia, non potrà che dare il nulla, di fronte al quale essersi salvati dalla contaminazione non darà risposte alle domande poste a metà dell'intervento di Massimo. O bisogna scendere più terra terra e cercare di risolvere qualche mal di pancia nato in chissà quale gruppo dirigente, di quelli di buona scuola che, anche quando non tirano di fioretto, non dicono in piazza tutto quello che pensano?
Come Massimo Mezzetti, molti
Come Massimo Mezzetti, molti di noi sono passati fra tutte le vicessitudini di SD dal 5 maggio 2007 ad oggi .
Tuttavia non condivido le sue conclusioni. SD era nata per unificare la Sinistra , non per federarsi con altre forze, per questo aveva rinunciato a diventare subito partito.
Alcune forze di sinistra o parte di esse non hanno creduto a questo progetto per cui ora abbiamo solo 2 strade: o dichiararci sconfitti e fermarci qui o andare avanti e dopo 2 anni e mezzo finalmente far nascere un partito con chi ci sta e cominciare a lavorare per il nostro progetto di società lasciando le porte aperte a chi vorrà unirsi a noi in seguito. I cartelli elettorali, le federazioni in vista delle elezioni sono solo strategie per avere degli eletti e non interessano la maggior parte dei militanti
Ora, fare un partitino
Ora, fare un partitino dell'1% senza socialisti e verdi faceva ridere già un anno fa quando Vendola e pochi altri uscirono malamente dal PRC. Farlo oggi, con un anno di ritardo, non solo non farebbe ridere ma ci sarebbe di che piangere perchè aver perso due dei quattro soggetti collettivi (mi scusino i compagni di Unire la Sinistra se non li annovero tra i soggetti collettivi!) che alle ultime elezioni avevano dato vita insieme a SD e Mps alla lista di Sinistra e Libertà sarebbe inequivocabilemente qualcosa di molto diverso e piu' autoreferenziale di Sinistra e Libertà. Sarebbe anche un qualcosa che non potrebbe chiamarsi piu' Sinistra e Libertà. Sarebbe qualcosa, quello sì, di fortemente identitario... e rifare il Pdup non mi pare nè una grande novità nè soprattutto una cosa essenziale per la sinistra di questo Paese.
E poi basta con 'sto ritornello del 19 dicembre: non si può fare chiarezza ora sulle prospettive sempre piu' incerte di SEL? Dobbiamo per forza aspettare un altro mese e mezzo di agonia e nulla politico? E per cosa, per rifare un'altra assemblea dove per l'ennesima volta è già tutto deciso? E da chi, da Vendola che ogni giorno comunica via stampa alleanze e giravolte?
No grazie, mi è bastata Bagnoli!
Trovo assolutamente non
Trovo assolutamente non condivisibile l'articolo di Mezzetti. Possiamo parlare di problemi politici, e sono molti quelli che lo stato tutt'altro che felice di SEL pone sul tappeto. Ma proporre come soluzione il ritorno di ognuno ai recinti d'appartenenza, perché di questo si tratta, è francamente non solo inaccettabile ma a questo punto suicida. Questo non farebbe che: 1) ratificare l'operato chi alla contaminazione e allo sforzo unitario non ci ha minimamente pensato come opzione ( i verdi di Bonelli, i socialisti); 2) di fatto urlare un rompete le righe a cui seguirebbe un'implosione e una ridefinizione delle scarse e deboli forze non identitarie a sinistra del Pd, strette come sono tra il richiamo del nuovo PD "di sinistra" e del populismo dipietrista. Mezzetti pensa che si potrebbe tornare al punto di partenza riavvolgendo semplicemente il nastro? Si sbaglia. Se non altro perché la consistenza di SD è molto meno rilevante di quello che egli suppone, anche perché forse dal suo sguardo dalle istituzioni scambia la parte per il tutto. La proposta di federazione, ergo di cartello elettorale, è una proposta degna di riflessione ma è fatta chiaramente fuori tempo massimo. Avrebbe avuto più senso se Mezzetti l'avesse avanzata il 3 luglio o a Bagnoli, ma non abbiamo avuto modo di sentire un suo contributo. Sarebbe stato un argomento serio su cui dibattere evitando magari la giaculatoria che ci siamo dovuti sorbire e anche la deriva plebiscitaria ( quale? gli applausi a Vendola?). Ma poi, Mezzetti, per evitare tutti i guai di cui sopra, perché esclude l'unico strumento democratico in mano agli elettori e agli aderenti di SEL? Cioé un congresso democratico in cui si crei una forza - non necessariamente un partito del tempo che fu - che rispetti l'elementare principio democratico "una testa un voto" e il libero dibattito politico, e l'altrattanto libera elezione dei gruppi dirigenti. Sd è nata per creare una nuova forza della sinistra, un partito, e un partito non è cosa che nasca in un giorno, ma certo non nascerà mai se si cammina all'indietro anziché in avanti.
Una mia opinione,per quello
Una mia opinione,per quello che vale.. essere e sentirsi un Cittadino. Sono impegnato nel sociale ed insieme ad altri amici stiamo costruendo un luogo,un villaggio della speranza ..per i giovani ed in generale per questo "sfortunato" Paese..
Siamo governati da un'oligarchia che non tiene assolutamente in conto gli interessi collettivi,i Cittadini sono bombardati da messaggi contraddittori e stiamo scivolando verso il pensiero unico. La non consapevolezza della propria condizione umana (vedi l'Ulisse di Joyce).
Chi si è impossessato da tempo,del timbro,della bandiera e delle chiavi di un partito che fù di popolo.......ma si sà che certe persone non cambiano perchè,non hanno il coraggio di cambiare,noi Italiani gente di cultura contadina abbiamo imparato dalla terra che coltiviamo ..che non basta innestare nuovi germogli su piante vecchie per dargli vigore,infatti la natura ci insegna che quando una pianta è stanca di produrre...và estirpata…
L’ individualismo non è necessariamente una condizione negativa,lo diventa politicamente se si trasforma nella vita sociale dell’individuo in Nichilismo. La crescente “personalizzazione” dei servizi pubblici alle esigenze dei Cittadini e le nuove tecnologie hanno accelerato questo processo negli ultimi anni in tutto il mondo. Ora si tratta “solo” di dotare questa nuova condizione umana di nuovi strumenti di rappresentanza (movimenti politici) in cui tali nuove esigenze vengono rappresentate,in favore di tutti.
..ma diciamola infine la verità,le politiche che governano la sinistra Italiana sono e rimarranno solo frutto di alchimie strategiche (sich!) di gruppi di potere interne agli “apparati” che nulla hanno da dire ai lavoratori (e manco gli interessa..io credo!), i distinguo,le “interpretazioni” personali, servono solo al “nobile scopo” di rafforzare la rendita di posizione politica di personaggi di cui sopra che si sono impossessati di chiavi e firma di un partito che fù di popolo,dal partito comunista in poi…
Ciao
Penso che possa esserci del
Penso che possa esserci del vero in quel che dici. Può darsi che molti dirigenti di Sd, a tutti i livelli, avvicinandosi l'ora dello scioglimento in SeL, temano di perdere le posizioni che hanno. Scusatemi la provocazione. Ma può darsi che questa chiave di lettura possa contribuire a spiegare il perchè a poche settimane (e non un anno fa) queste posizioni affiorino.
Mario Liso
Compagno Liso, non conosco
Compagno Liso, non conosco te ma conosco molto bene il compagno Mezzetti col quale ho spesso dissentito perché, a differenza mia, non è mai stato dell'ex correntone DS. Mezzetti è stato più volte pesantemente minacciato per le sue denuncie sulle infiltrazioni di mafia e camorra nella sua regione e nel nord Italia. Era il segretario della seconda federazione DS d'Italia e consigliere regionale in carica quando decise di seguirci, senza paracadute, nell'avventura di SD. Pensi che si sia posto allora un problema di "posizione"? Forse si, quella che avrebbe perso. Svilire così il nostro dibattito non ti fa onore. Dovresti avere più rispetto dei compagni e delle idee che esprimono.
Care compagne e compagni,
Care compagne e compagni, scusate se mi intrometto, ma cosa significa ripartire da se stessi per non perdersi, come sostiene l'autore dell'articolo? Mi pare una cosa sola: rinchiudersi nella propria identità. E' esattamente il contrario di quello che dovremmo fare. Personalmente non mi sento perso, casomai solo. Quindi non voglio affatto tornare a me stesso, ma voglio ri-partire assieme ad altri, i più numerosi possibile, per una nuova avventura. L'ultima occasione è l'assemblea costituente del 19 dicembre. Non perdiamola. Lì siamo chiamati a definire un nuovo patto identitario tra noi. Nuovo perchè nessuno ce lo ha già pronto. Sulla base di questo possiamo stabilire relazioni e alleanze con altri. Ma senza un nuovo soggetto politico della sinistra, aperto e non autorefrenziale, non si fa l'Ulivo. In quel caso finisce che o si ri-entra nei Ds oppure ognuno si costruisce una consolante quanto inutile nicchia.
Alfonso Gianni
compagni, se ogni giorno
compagni, se ogni giorno iseriamo elementi in più di discussione, la cosa si complica per tutti.
Il 19 dicembre 2009, non 2019, c'è l'assemblea costituente. Possibile che a poche settimane dall'evento, rimettiamo in piedi un progetto diverso? Mi sembra veramente illogico. Lavoriamo tutti perchè il 19 dicembre arrivi il proma possibile. Per favore. Siamo tutti stanchi.
Mario Liso
Compagno Liso, chiedere di
Compagno Liso,
chiedere di sapere quali saranno i connotati politici, le strategie delle alleanze (leggiamo Vendola e Migliore che vogliono fare le liste con la federazione dei comunisti!), le appartenenze europee del nuovo partito che ci accingiamo a fare sono per te una illogica perdita di tempo?!?
Siamo stanchi di cosa? Di parlare di politica?
Bene, abbiamo trovato lo slogan per il fondale dell'assemblea del 19 dicembre: QUI NON SI PARLA DI POLITICA!
Francesco D'agostino
Io invito il compagno
Io invito il compagno Mezzetti , in coerenza con il suo intervento e con il ruolo da lui ricoperto a livello regionale nel lavoro per la costruzione di Sinistra e Libertà a convocare una riunione di tutte le 'parti' (SD, MPS , ULS e altri interessati) che hanno lavorato per la costruzione di Sinistra e Libertà in Emilia Romagna .
Occorre CHIAREZZA e CERTEZZA sulle posizioni politiche affinchè chi vuole continuare ,ripeto, INDIPENDENTEMENTE dalla provenienza politica' nella costruzione del partito di Sinistra e Liberta sappia come proseguire nel lavoro politico intrapreso .
E' ovvio che il dibattito interno a SD sulle posizioni del compagno Mezzetti è totalmente libero di svolgersi ma occorre tener presente che le diverse realtà provinciali DEVONO avere la possibilità di esprimersi sul prosieguo del lavoro per l'organizzazione delle scadenze politiche programmate ( assemblee comunali , provinciali e regionale) in vista dell'Assemblea Nazionale del 19dicembre di Sinistra e Libertà.
Eros, ti ricordo che
Eros, ti ricordo che Sinistra e Libertà è l'espressione di più partiti oltre SD, MPS, ULS(?!?). Quello che, se risponde al vero, state dunque costruendo in Emilia Romagna non è SeL. Come giustamente ha scritto Mezzetti, è un'altra cosa e dovreste smetterla di continuare ad ingannare le persone appropriandovi di una sigla che non vi sarà mai consentito di usare per il vostro partitino perchè la proprietà legale appartiene anche a Verdi e Socialisti. Immagino che tu sia di Mps e che anche te sia fra quelli che fremono per mettere alla porta noi socialisti. Sarei proprio curioso di sapere cosa sarebbe stato se aveste vinto il vostro congresso e non vi foste sentiti orfani di un partito. Immagino che non avreste avuto tutta questa frenesia di sciogliervi in altri partiti. E' facile essere generosi con i soldi degli altri....
condivido cose -(che ho
condivido cose -(che ho scritto nel sito di sinistra e libertà- ma che sono sempre state censurate tant'è che ho deciso di non aprirlo più e di non inviare commenti - altro che libertà di dire le cose che si pensano da quelle partida quelle parti) che negli organismi dirigenti di Roma e Lazio vado ripetendo non solo io da oltre un anno.
Caro Massimo hai ragione, non so se ci sia ancora spazio :perchè le conclusioni ,che scrivi nella tua lettera possano realizzars.
redo che il gruppo dirigente nazionale di Sinistra Democratica debba oggi e non il 19 dicembre porsi il problema e proporre una via d'uscita al disastro in cio sel si sta cacciando.(intanto non dobbiamo scioglierci).
Se riusciremo ad essere così bravi di arrivare aldel traguardo terzo fallimento (arcobaleno ,SeL , non presentandoci alle prossime elezioni con il simbolo di SEL9, credo che la lunga fila di chi ha abbandonato o è tornato sui suoi passi si allungherà moltissimo e l'idea per cui siamo usciti dal PD di riunificare la sinistra andrà a farsi benedire definitivamente.
Il 19 dicembre sia un'Assemblea nella quale il simbolo di SEL diventi di tutti, SEDE nella quale di definiscano le idee forza di SEL per preparare bene le elezioni di primavera.
Si cominciare a dare sostanza politica e si decidano iniziative politiche al progetto . anche se in forma federata- del nuovo soggetto politico e si decida un gruppo dirigente ristretto dentro il coordinamento che diventi portavoce anche attribuendo responsabilità per temi ed interlocutore dei nostri possibili alleati per le elezioni. dopo il 28 marzo visto il responso elettorale decideremo il da farsi e come essere grandi. Lo ripeto rischiamo altrimenti già ora di disperdere gran parte di quel patrimonio umano e politico e parlo di noi SD ,che siamo malgrado tutto riusciti a tenere insieme in questi anni.
E' così! Quando dalla
E' così! Quando dalla costola del P.D. uscì la Sinistra Democratica, quel famoso correntone che, per tanto tempo, ha combattuto all'interno dei DS rifiutando ogni tentazione di scissione, pensai che finalmente stava per nascere in Italia un vero nuovo grande partito di sinistra. Un partito aperto a tutte le persone di sinistra, quella sinistra che Veltroni aveva ufficialmente ripudiato.
Ma purtroppo, col tempo, questa Sinistra democratica si è deteriorata nel tentativo di coinvolgere altri soggetti politici che vogliono inserirsi solo a condizione di non mollare il proprio scettro: Sinistra arcobaleno docet!
Sinistra Democratica avrebbe dovuto coinvolgere, con la forza della sua trasparenza e delle sue idee programmatiche, individualmente i singoli elettori di altre organizzazioni di sinistra, senza scendere a patti con i dirigenti che, come si è visto, non rinunciano alla propria poltrona!
E' per questo che, secondo me, va raccolto a piene mani l'appello di Massimo Mezzetti "ritrovare noi stessi per non perderci"
@antonio: condivido la tua
@antonio: condivido la tua amarezza perchè anch'io sono due anni che mi sbatto per Sinistra Arcobaleno, Associazione per la Sinistra, Sinistra per Città del Capo... e ora Sinistra e Libertà. E' un mese che giro come una dannata per provare a fare le tessere a SEL (che intanto ha cambiato nome un altra volta) e quasi nessuno vuole farla perchè, mi dicono, il progetto sta abortendo. Faccio onestamente una gran fatica a convincerli del contrario. Un giorno Vendola, un giorno Nencini, un giorno Bonelli...un giorno Fava prova a metterci una pezza....ma lo stato dell'arte è sconsolante. Allora dico: proviamo a salvare SEL èerchè sta andando a schiantarsi contro un muro e facciamo in modo che ad essere protagonista di questo tentativo sia l'unica forza che ci crede in quel progetto cioè SD (con buona pace di Mps che è impegnata a fare giochi e giochini). O vogliamo davvero che tra due mesi restino in campo solo PD e PRC?
@ mezzetti: quando dici "Sinistra Ecologia e Libertà rimanga uno spazio comune" intendi un cartello elettorale come quello delle scorse europee o una cosa piu' strutturata, di carattere federativo?
Cara Rosa, ti devo subito
Cara Rosa,
ti devo subito una risposta anche se tornerò in seguito più approfonditamente sul tema, anche per rispondere ad altre questioni poste dai compagni. Come sostengo da tempo, penso a un modello federativo fatto non da soli partiti ma anche associazioni, comitati e singoli che vorranno aderire direttamente e semplicemente al soggetto federativo. Un modello federativo a rete, con regole democratiche e partecipative, con cessioni di sovranità da parte di tutti i soggetti federati all'organizzazione unitaria. Smettiamola con l'ipocrisia di quanti inorridiscono di fronte a questa ipotesi e poi agiscono con una logica federativa surrettizia e verticistica fatta di cooptazioni per componenti (cos'è se non questo il criterio di formazione dei coordinamenti provvisori, da quello nazionale a quelli territoriali?!?).
A presto.
Caro Massimo finalmente una
Caro Massimo
finalmente una riflessione di grande sensibilità e intelligenza politica. Ti faccio i miei complimenti. Vengo da una storia diversa e ovviamente non condivido tutto, ma da socialista ti dico che se tutti i dirigenti (e i militanti) di Sinistra e libertà mostrassero la sincerità e il rispetto reciproco che hai avuto tu, SEL potrebbe non solo vivere, ma anche avere un ruolo centrale nella ricostruzione della sinistra italiana
GERARDO LABELLARTE resp. EE LL Partito Socialista
Carmine Esposito Io dico
Carmine Esposito
Io dico solo che non possiamo fare la marcia del gambero: un giorno un passo avanti e l'altro due passi indietro.
Il 19 e 20 dicembre è convocata l'assemblea costituente? E che assemblea costituente finalmente sia! Altrimenti veramente non reggiamo più!!!
Condivido gran parte delle
Condivido gran parte delle riflessioni del compagno Mezzetti. Condivido anche la proposta di ripartire da noi, da Sinistra Democratica, per salvare il salvabile del progetto iniziale di Sinistra e Libertà: SD cuore, motore e regia di un'alleanza elettorale che copra lo spazio politico tra PRC e PD. Del resto se Vendola (aprendo all'alleanza con l'UDC di Cuffaro&C)ritiene possibile presentarci alle elezioni regionali con un cartello elettorale che tenga dentro PRC e PDCI, perchè scandalizzarsi all'idea che il cartello elettorale sia quello con il quale alle ultime elezioni europee abbiamo raccolto un incoraggiante 3%? Del resto se l'alternativa è andare a fare un partino del 1% con Vendola leader disinteressato che fa cartello con Ferrero e Diliberto, allora meglio lasciar perdere...
Una cosa però deve essere chiara: Sinistra Democratica deve diventare il "partito della sinistra" che tanti elettori SeL aspettano e smettere una volta per tutte di essere l'ex-corrente di un partito che non esiste piu'. Consapevoli che se in alcune parti d'Italia SD ha dismesso da tempo, in altre è viva e si fa un mazzo così tutti i giorni!
La confusione regna
La confusione regna sovrana.Da una parte si dice andiamo avanti col progetto SEL,dall'altra si propone il rilancio di Sinistra Democratica che si dovrebbe federare con gli altri partitini e associazioni della sinistra.Il tutto a dimostrazione della profonda crisi in cui è piombata la sinistra che mi fa rimpiangere il centralismo democratico del PCI quando le assemblee erano vivaci e si discuteva fino allo sfinimento,ma alla fine si giungeva ad una conclusione univoca.Quella che manca adesso e che crea sconcerto e abbandono da parte di tanti compagni è la mancanza di un traguardo perchè viene continuamente spostato ora per il disimpegno dei Verdi domani forse per quello del PSI.Il problema nasce dal fatto che mentre sul territorio si lavora e si creano le condizioni per unificare la sinistra(tranne in alcune realtà)ai cosiddetti "vertici" ci sono compagni certamente seri,ma non un UNICO LINGUAGGIO.
Tenuto conto che SeL ha già avuto un consenso elettorale rispettabile circa un milione di voti che vanno gratificati sono del parere che non si può tornare indietro ed è nostro dovere proseguire questo percorso.Se viene persa anche questa opportunità ognuno per la propria strada.Lo dico con amarezza.
Sono d'accordo. Visto il
Sono d'accordo. Visto il viatico di SeL, ritrovare se stessi è fondamentale.
luigi pandolfi - Sinistra democratica Cosenza
Caro Massimo, Scrivi:“I
Caro Massimo,
Scrivi:“I partiti sono un impasto particolare di politica, passioni, emozioni, storie individuali e collettive che si incrociano e costruiscono un humus politico e culturale comune.”
Questo era il motivo per cui volevamo restare uniti, insieme, perché durante l’ultima campagna elettorale, molte delle nostre storie, rosse,verdi a arcobaleno, si sono intrecciate, SeL è stata per noi un’esperienza bella che ci ha arricchito come persone. Ma ci siamo portati allo scoperto e la dirigenza ha capito, quanto era accaduto, così certo, qualcuno avrà provato a portar l’acqua al suo mulino, forte di questa neonata coesione sociale. Ed ha accelerato i tempi come dici tu:
“Si è preferito e si preferisce ancora oggi il tutto e subito. Il risultato sarà il poco, male e tardi.”
Sinceramente siete stati voi, i miei dirigenti, Mussi e Fava in testa, a riportare il discorso sensatamente, sui binari della vera politica, hai ragione:
“Forse abbiamo sempre creduto troppo poco in noi stessi. E’ venuto il momento di ritrovare le ragioni politiche per le quali siamo nati come SD.” Ed anche le premesse che rievochi, sono state la ragione della nostra nascita:
“…aprendo porte e finestre, come sul dirsi, a tutti coloro i quali si riconoscono nella necessità di dare vita ad un moderno partito della sinistra italiana ed europea, ecologista, per un’alternativa di governo del Paese.” Siamo e saremo sempre, una parte della sinistra di governo, in questo Paese. E di seguito affermi:
“Bersani ha detto, in più occasioni in queste settimane, che vuole superare la vocazione maggioritaria e che è sua intenzione riaprire il cantiere de L’Ulivo. Bene, andiamo a vedere le carte! Che cosa vuol dire questo? Bersani dica cosa farà il Pd …”
A rigore, come direbbe Argan se fosse qui, non sei folle è una analisi concreta, hai ragione, per evitare di farci “strumentalizzare”, uso parole più "forti" di quelle usate da te, meglio non sciogliere nulla ma tentare di crescere, nella nostra coerenza, per poi allearci o associarci liberamente, coscienti e consapevoli, che non è un gioco è la responsabilità di saper far scelte, come direbbe Claudio Fava, chi sa assumersi delle responsabilità, può governare domani!
Grazie per la riflessione
Roberta Mollicone
una semplice compagna,
Roma sez. Pio La Torre