di Guido Allegrezza
Dom, 14/12/2008 - 21:36
Non ce l'ho fatta ad essere all’Ambra Jovinelli, il solito malanno di stagione che ti colpisce nel momento meno opportuno, proprio al vertice degli impegni seguiti con tanta cura e passione ha vinto e mi ha tenuto a casa. Ma ho seguito i lavori sul sito, che sta finalmente prendendo decisamente la piega di un accogliente punto di ingresso per il nuovo mondo che a sinistra stiamo faticosamente cercando di immaginare, sperando di poterlo un giorno costruire. Un sito che diventa sempre più “servizio” e perde la sua veste di “voce istituzionale”, per lasciare spazio al dibattito, alla presentazione di tanti punti di vista su tanti aspetti della realtà, rispecchiando esattamente Sinistra Democratica: un movimento politico in cammino. Con tutte le sue contraddizioni, i suoi immancabili attriti e con gli inevitabili conflitti che sono generazionali e culturali.
L'emozionante formula scelta per dare voce ai mille pilastri del nostro movimento è stata un'esperienza forte, guidata dal genio di Moni Ovadia, che Sinistra Democratica non ringrazierà mai abbastanza per il suo impegno. Un'esperienza che ha rivelato a tutti quello che dalle nostre parti militanti e simpatizzanti hanno già detto a gran voce in passato e continuano a dire, ribadendolo in modo convinto e appassionato: noi CI SIAMO, la BASE c'è, che si faccia quello che è inevitabile fare. Che si fondi il partito, che si faccia la sua “Costituente Programmatica”, come punto di sintesi delle idee, delle proposte e delle istanze della base. Ma che si faccio ORA e con chi VUOLE ESSERCI: basta indugi, basta incomprensibili silenzi, basta complicità ammiccanti, basta PERDERE TEMPO.
E' singolare come alcuni dei leader che più si sono impegnati in questo progetto rimangano attoniti e titubanti di fronte alla potenza di questa passione. Verrebbe da chiedersi se riescono a percepire quanto DOLOROSI siano attendismo e incertezza attraverso i quali si disperde l'energia preziosissima che i militanti continuano, nonostante tutto e incessantemente a profondere. E si vorrebbe ascoltare l'unica risposta plausibile, razionale e coraggiosa che si dovrebbe dare: stanno costruendo il nuovo partito. Ma è evidente che così non è: se così fosse, le voci che si sono levate ieri per scandire “Partito! Partito!” non ci sarebbero state. Esse hanno dunque evidenziato un deficit di ascolto che deve essere rapidamente sanato e recuperato. Se è vero che c'è tutta questa voglia di fare, che cosa sta succedendo? L'energia e l'impegno dei militanti trova riscontro e rappresentanza nei gradini che conducono dal più piccolo circolo alle sedi nazionali?
Non mi so dare una risposta valida a tutti i livelli. Ma ho paura dello stesso interrogativo che ho sollevato, con l'idea che sia proprio lo spettro che ci perseguita: al di là delle forme e delle procedure, noi che ci chiamiamo Sinistra Democratica, siamo capaci di interpretare il senso e l'essenza stessa della democrazia all'interno del nostro movimento? Siamo capaci di aprirci all'ascolto e al dialogo, pronti a fare della volontà degli altri un mandato politico interpretato con convinzione, trasparenza e fedeltà?
- Login o registrati per inviare commenti















Carissimo Antonio, sono
Carissimo Antonio, sono contento che il titolo ti abbia spinto a scrivere la tua riflessione. E' un titolo fatto apposta per invitare a soffermarsi sull'importanza di quello che è successo sabato e che è esattamente quello che tu hai detto: una sana voglia di democrazia. Un appello diffuso (non mi piace chiamarlo "dal basso") che ha per protagonisti, guarda il caso proprio noi di Sinistra Democratica e che fatica a trovare appigli politici nelle altre aree che per la loro stessa natura sarebbero le sponde ideali della nuova sinistra italiana.
In quello che scrivo nell'editoriale e in altri miei scritti che trovi sulla rete (anche sul sito di SD Castelli Romani) vedrai che fra te e me ci sono evidenti sintonie di pensiero, una chiara visione delle cose che ci riguardano ed una identità di vedute sulla necessità di non perdere tempo.
Ma soprattutto occorre trovare il coraggio di vedere quello che abbiamo davanti, esattamente come dici tu: un popolo di sinistra che chiede giustizia, laicità, libertà, futuro, ma tutto in modo nuovo, scrostato da ideologie e proiettato ad una visione della società basata sul dialogo e sull'equità, piuttosto che sul conflitto sociale.
E la gente che vuole questo è tanta, molto più di quella che si può vedere con gli occhi chiusi. E allora, Antonio, la penso come te: apriamo gli occhi, i cuori, le orecchie: guardiamo, ascoltiamo, emozionamoci con loro e facciamo quello che c'è da fare.
Con stima,
Guido Allegrezza,
Circolo SD "Tommaso Frasconi", Genzano di Roma
Personal blog: http://lampidipensiero.wordpress.com
Caro Guido
Caro Guido Allegrezza,
perché scrivi quella “strana” voglia di democrazia?
Dovresti essere contento di aver visto tra noi
tanta “sana” voglia di democrazia.
O no?
“Voglia sana”, caro Allegrezza,
perché in questo nostro paese non esiste più
voglia di democrazia,
ormai dagli anni novanta assistiamo a una personalizzazione sfrenata della politica,
tutti si fanno “seguaci” di un Nome,
stampato dappertutto,
nessuno osa contrastare il leader,
perché si dice ha avuto il voto del “popolo”,
di quel popolo, quasi sempre estraneo,
in tutto e per tutto, al suo leader;
nessuno ha più voglia di democrazia,
moltissimi hanno solo voglia di “accasamento”,
di entrare in una “casa”, voglia di seguire il leader,
perché son bravi a calcolare nuove prebende,
e questo dappertutto,
a destra, a centro, nell’IdV e nel Pd,
sebbene secondo interessi e atteggiamenti diversi.
E cerca nuova “casa” ora, hai sentito anche tu,
il gran capo del socialismo abruzzese!
Che disastro la politica, si potrebbe dire!
E invece no,
in disastro è questa politica da “seguaci”.
Per fortuna c’è sinistra democratica,
ci sono persone libere, a sinistra,
che niente hanno da "spartire con gli schiavi"
(per ricordare Gobetti),
che non sono “indifferenti” (per ricordare Gramsci),
che vogliono uscire dall’”avarizia” dell’egoismo
(per ricordare don Milani),
e chiedono un’opportunità per agire, intervenire, costruire una società più giusta.
Se ben rifletti, è una forma diversa di Resistenza,
per definire la democrazia di domani.
E bisogna dar plauso grande a Mussi e a Fava,
perché convinti assertori di una democrazia di persone,
non hanno voluto “fondare” un altro piccolo gruppo
a dimensione “capo-seguaci”.
E avrebbero forse potuto,
se non avessero avuto della politica un alto senso. Fin qui bravi, senz’altro. Ma domani?
E domani dovresti prendere il coraggio a due mani,
caro Allegrezza (dico a te, per dire a tutti noi),
lasciar tutto, e fondare il nuovo partito.
Anzi non domani. Adesso.
O no?
P.S. Se le persone libere della sinistra
sono così ansiose di agire,
saranno capaci anche di autotassarsi
per costruire il nuovo soggetto.
Nasceranno nuove sezioni dappertutto. E’ sicuro.
Bisogna partire. Il cammino s’apre camminando.
O no?
Antonio Pizzo