Non per carità ma per diritto

di Sandro Del Fattore*

Gio, 11/12/2008 - 06:42

In questi giorni il governo ha presentato con grande enfasi la “social card” o “carta acquisti”. In questa campagna mediatica ci si rivolge in particolare agli anziani, ai pensionati, alle persone e alle famiglie in difficoltà. Si vorrebbe far credere che la platea dei possibili beneficiari sarà molto ampia e che tale misura contribuirà alla lotta contro la povertà e l’esclusione. Le cose non stanno però così. In realtà l’efficacia della “social card” è praticamente nulla ed è destinata ad una platea molto limitata. I possibili beneficiari, infatti, saranno famiglie con redditi molto bassi e con uno o più figli a carico minori di tre anni e pensionati anch’essi con redditi assai bassi. Vediamo in concreto di che cosa si tratta. Partiamo dallo stanziamento. Con il Decreto Legge n. 112/2008 convertito dalla legge 133/2008 sono stati stanziati 170 milioni di euro per il 2008; sono previsti, inoltre, 250 milioni di euro che dovrebbero venire da donazioni fatte da soggetti privati (ad esempio ENI ed ENEL); ulteriori 450 milioni dovrebbero venire dai depositi dei “conti dormienti” a cui si aggiungono 200 milioni di euro stanziati con il Disegno di legge 1195 in discussione al senato.
La “social card” vale non più di 40 euro al mese. Dal 2009 sarà “caricata” ogni 2 mesi con 80 euro correlati agli stanziamenti disponibili. I possibili beneficiari sono gli anziani con 65 anni o più; le famiglie con bambini piccoli. Per gli anziani le condizioni e i requisiti di accesso sono i seguenti: coloro che hanno un’età compresa tre i 65 anni e i 69 con un reddito ISEE (trattamenti pensionistici e redditi) non superiore ai 6000 euro annui; coloro che hanno un’età pari o superiore ai 70 anni con un reddito ISEE che non vada oltre gli 8000 euro all’anno; chi ha un reddito tale da non comportare alcuna imposta (incapienti). Inoltre, non bisogna essere titolari – da soli o insieme al coniuge – di più di una utenza elettrica, né proprietari di più di una casa e di un autoveicolo. Le famiglie con figli a carico di età inferiore ai 3 anni devono avere un reddito ISEE non superiore a 6000 euro annui, proprietari di una sola casa, titolari di una sola utenza elettrica ad uso domestico, titolari fino a due utenze del gas.
Come è del tutto evidente dalle informazioni che abbiamo riportato sulle risorse stanziate e sui requisiti necessari per accedere alla “social card” siamo in presenza di una misura che non migliorerà in alcun modo le condizioni di vita e il livello di spesa delle famiglie in condizioni di disagio e dei pensionati che hanno redditi molto bassi. La capacità di spesa della “social card” (40 euro mensili), infatti, risulterà, tra l’altro, largamente insufficiente ad affrontare l’aumento dei prezzi e dei generi alimentari che vi è stato nel corso di questi mesi.
È un provvedimento che non ha nulla a che vedere con una seria politica di contrasto alla povertà. Le tante persone e famiglie in difficoltà non hanno bisogno, infatti, della carità ma di una efficace politica in grado di sostenere i salari e le pensioni. In sostanza, la “social card” prefigura un’idea di welfare dove al sistema dei diritti di cittadinanza si sostituisce la beneficienza e la compassione. Tutto ciò in perfetta coerenza con i contenuti del Libro Verde del Ministro Sacconi.

*Cgil nazionale

 


donna di denari