di Fabio Mussi
Gio, 23/10/2008 - 21:21
Il mercato non si autoregola, ci vuole lo Stato. I banchieri sono “banksters” (banchiere più gangster). Il “supercapitalismo” globalizzato e finanzia rizzato ha spremuto risorse umane e naturali, portando l’umanità sulla soglia di una crisi economica e sociale planetaria e di un collasso ambientale. Declina l’egemonia americana, siamo al tramonto della leadership mondiale degli Usa. L’Italia è il Paese Ocse in cui nell’ultimo quarto di secolo è cresciuta di più e più rapidamente la distanza tra ricchi e poveri, cioè la diseguaglianza.
Non c’è una parola di mio in quel che ho scritto fin qui: sono frasi che si leggono correntemente su qualsiasi quotidiano dei più vari orientamenti. Aggiungo subito che abbiamo sotto gli occhi lo sviluppo impetuoso di un movimento che nasce nelle scuole, nelle università e nei centri di ricerca, sulla questione cruciale della conoscenza, privo di padri parlamentari, politici e sindacali. Perché allora quel che resta della sinistra appare stonato, marginale, irrilevante? Per sua colpa, per sua colpa, per sua grandissima colpa.¬¬
E’ evidente, ad un anno di distanza, che la formazione del Partito democratico ha spostato la parte maggioritaria della sinistra italiana in una terra di nessuno dove dubito potrà restare ancora a lungo. La crisi di quel progetto è già evidente, e non solo per ragioni elettorali. La batosta della ”Sinistra arcobaleno” alle elezioni politiche ha aggravato la frammentazione, la crisi culturale e lo stato di sradicamento in cui si sono trovate, in un tornante cruciale, le forze e i gruppi alla sinistra del Pd. Non esistono ripari simbolici e identitari a questa radicale incapacità di stare dentro i conflitti moderni ed essere popolari, nel senso di rappresentare bisogni, figure e forme della società, e di “creare società con la politica”, come dice Mario Tronti.
Se il problema è far sopravvivere qualche sezione del ceto politico, è meglio uscire tutti di scena e togliere l’inutile ingombro. Se il problema è un altro, e cioè restituire peso ad un’altra idea della società, produrre idee oltre che subirne, incidere sugli equilibri politici, allora vale la pena di provare ancora. Partendo dall’Italia e dal mondo, non da noi stessi. Ci vuole un partito politico, e un partito dai tratti innovativi, alla sinistra del Pd. Il tempo stringe. Una parte importante di questo Paese si sta muovendo. Non c’è alternativa alla Costituente della sinistra, che potrebbe ora davvero aprirsi in un rapporto fecondo e vero con soggetti indipendenti dal berlusconismo. E ribelli.
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Vincenzo Di Landri
Vincenzo Di Landri
Carissimo Fabio, Ho
Carissimo Fabio, Ho condiviso con te l' idea forte di riunire la Sinistra tutta,progetto che reputo ancora valido a condizione che la si voglia riunire davvero a partire dagli stati maggiori.
SD, ha perso troppo tempo in una politica fatta solo sul piano ISTITUZIONALE, senza pensare ad un tesseramento e radicamento sul territorio.
Ora ci stiamo avviando verso una verità che mette paura, il confronto elettorale.
Ritrovo limitativo e in subordine la COSTITUENTE DI SINISTRA, rinunciando all' originale.
Sono convinto che sui territori chiamare a confronto, sui problemi concreti,Rifondazione di Ferrero e di Vendola, Giordano e i verdi e chi ci sta,si trova un 'accordo che può rappresentare un primo passo verso il soggetto della sinistra che occorre, partendo dal basso.
Ora siamo a chiudere i conti di un bilancio fallimentare non essendo, te, riuscito a mettere d'accordo gli stati maggiori su dare corso ad un percorso condiviso.
Credo anche che, chi ha determinata la fine dei partiti della sinistra non può,TRANNE LE ECCEZIONI TIPO LA TUA E POCHI ALTRI,essere colui che rilancia il nuovo.CHI E' FALLITO RESTA COLUI CHE HA FATTO FALLIRE,DEVE RASSEGNARSI E FARSI DA PARTE.
solo rinnovandosi ,sia nelle idee e negli uomini si può ridare inpulso e motivazione politica.
Senza motivazioni forti la sinistra non rilza la testa.
Un augurio di guarigione e un invito a riprendere attività politica ce nè bisogno.
Fraterni Saluti
F.Ciappei f.ciappei@tiscali.it
Carissimo Fabio, ho
Carissimo Fabio, ho condiviso troppa strada con te per dimenticarmi che i tuoi contributi di analisi, a cominciare dalle tue "lezioni" alla scuola di partito avevano, hanno avuto ed hanno un fondamento ancora attuale. Partire dall'analisi, trovare risposte compiute all'interno di un progetto di cambiamento. Beh, allora, e anon provare a smentirmi con giri di valzer del pensiero perchè le parole e ciò che esprimono sono pietre ,miliari: specie in politica, specie nei conflitti, specie in chi abbraccia il camiamento della società come orizzonte. Dunque la conclusione di questo tuo contributo finisce con i soggetti aniberlusconiani....e ribelli. No Fabio, a me, e molti come, il ribellismo non basta. Saluti comunisti, maurizio aversa
Caro Mussi,dobbiamo partire
Caro Mussi,dobbiamo partire da milioni di Italiani che non vedono rappresentati politicamente i problemi che vivono.
Lavoratori,giovani, pensionati,onesti imprenditori,che non trovano spazio mediatico per veicolare la loro idea di società,non trovano spazzi per gridare il male peggiore che possa attanagliare i componenti di una società e li fà vivere nell'ansia e nella sfiducia.
Questo male è rappresentato dalla mancanza di speranza nel futuro.
In nome di questa speranza riprenderebbe la mobilitazione e la lotta,ma sino a quando la sinistra si chiuderà nelle tante nicchie di rappresentanza,non potrà rappresentare la sponda politica per milioni di persone che oggi in Italia si trovano in questo stato.
Troppe tematiche mediaticamente oscurate,non diventano le nostre e tra queste ci voglio mettere quelle riguardanti 5 milioni di lavoratori del terziario,che sono il tessuto connettivo di una nazione ma che spesso diventano tra l'indifferenza di troppi,il campo dove sperimentare l'assenza di diritti e di dignità di chi vi opera.
Giustamente si manifesta per l'assurda "Riforma della scuola"ma passa totalmente inosservato il fatto che CISL e UIL hanno firmato unilateralmente il contratto del commercio che riguarda 2,5 milioni di lavoratori.
tale contratto è la summa di una visione sindacale propensa ad assumere il ruolo di gestori del potere e dell'esistente,sindacati che firmano la condanna e sanciscono la fine di ogni diritto di contrattazione al secondo livello di una moltitudine di lavoratori,anche se mediaticamente invisibili,contratti che ledono diritti fondamentali senza che vengano posti al vaglio dell'approvazione dei lavoratori.
Come possono sentirsi quei lavoratori ai quali una politica distratta,compresa la nostra,non dedica spazio ed attenzione?.
Ricominciamo anche da questo perchè unirsi nel coro delle proteste mediaticamnete rilevanti non costa nulla,ma cercare i problemi che ci sono in un mondo del lavoro reso invisibile,significa essere alternativi e dare piedi a quella diversità che noi tutti auspichiamo.
Io credo sia ora di porre
Io credo sia ora di porre fine agli inutili dibattiti su come fare questa sinistra unita e di cominciare a produrre idee per la sinistra che verrà.
La crisi del capitalismo finanziario è epocale e testimonia in maniera così evidente i limiti delle ideologie liberiste, da riaprire seriamente la discussione sulla necessità della regolazione delle attività economiche umane da parte delle organizzazioni sociali (tipo lo Stato).
E' una occasione storica per ripensare alla possibilità di esercitare il pensiero, e la sinistra non può stare solo a guardare.
Non possiamo non dire come siano insufficienti e fuorvianti gli interventi effeuttuati dal governo a difesa dei mercati finanziari.
Noi dobbiamo con forza segnalare come necessaria la difesa si del risparmio privato, ma insieme dell'accesso e del funzionamento del credito per le aziende e per i cittadini.
Difendere valori azionari frutto di pura speculazione non è importante per la sinistra. Al contrario.
E' invece fondamentale difendere le imprese e i cittadini esposti con il sistema finanziario e che possono, a breve, subire gravi danni dalle ripercussioni della crisi speculativa.
Capisco che sembra io parli d'altro, ma non è così.
Basta chiacchiere inutili. Prendiamo posizioni e Progettiamo il futuro e la nostra azione in ogni campo fuori dagli steccati ideologici utilizzando senza reticenze il nostro patrimonio ideale e integrandolo con quanto imparato in questi anni.
Fabrizio Rasori
caro mussi, per chi come noi
caro mussi,
per chi come noi viene dall'esperienza e dal percorso del pci è difficile accettare questa situazione e non sto a dirne i motivi. però sono convinto che anche oggi i cittadini di sinistra in italia sono tanti, anche se oggi come ieri sicuramente minoranza, ma non importa, se è vero che abbiamo segnato comunque le pagine più belle della nostra repubblica.
uomini come piero calamandrei, vittorio foa, sandro pertini, umberto terracini, enrico berlinguer, giorgio amendola, giuseppe di vittorio .... non sono passati invano
io (come molti altri della mia generazione) ho trasmesso queste passioni e questi valori ai miei figli ed è sicuro che non andranno disperse. il fatto che oggi non abbiamo degna rappresentanza non vuol dire che non ci siamo.
lascia perdere il pd che ha scelto un'altra strada e parliamo di chi invece nel pd non c'è andato, anche se aveva in buona fede sperato che nascesse diversamente.
parliamo di noi oggi: la sinistra arcobaleno è stata un'esperienza fallimentare perchè personalistica, elitaria ed identitaria, ha solo messo insieme reduci comunisti o sedicenti tali, ambientalisti, personaggi spesso neppure tanto presentabili, senza una visione, un progetto per una sinistra moderna, seria, laica e credibile, in grado di interpretare i bisogni di oggi e di domani e che affonda le proprie radici nella parte migliore della nostra storia.
facciamolo il nuovo partito della sinistra, ma che sia laico e nuovo davvero e che faccia della libertà, dell'uguaglianza, della fratellanza, dell'etica e della moralità nell'esercizio della cosa pubblica questioni dirimenti se vogliamo davvero guardare avanti ed essere credibili per le nuove generazioni.
andrea f