Il governo riferisca in tribunale

di Claudio Fava

Lun, 12/07/2010 - 05:42

"Arrestato il noto faccendiere piduista Flavio Carboni. Voleva corrompere i giudici della Consulta assieme al noto pregiudicato per fatti di mafia Marcello Dell'Utri. I due si erano accordati anche per sostenere la candidatura alla presidenza della Regione Campania di Nicola Cosentino, scampato a un mandato di cattura perchè deputato, indicato da più pentiti della camorra come cosa loro...". Ma se v'avessero detto qualche anno fa che un giorno avreste letto questa notizia, come avreste reagito?Riepiloghiamo. Ci sono tre figuri che in un modo o nell’altro, ma sempre per vie giudiziarie, hanno a che fare con la P2, Cosa Nostra e la camorra e che si ritrovano mescolati nella stessa torbida storia. Storia infelice di giudici corruttori, di una legge incostituzionale che si vuol far passare per legittima, di un sistema politico che si mette in moto attraversando gli strati più oscuri e più malavitosi del paese per garantire a Silvio Berlusconi l’impunità del lodo Alfano… La nostra fortuna è nella schiena dritta dei giudici della Corte Costituzionale che quel lodo hanno dichiarato, nelle sue parti più oscene, illegittimo. Ma se alcune di quelle schiene si fossero piegate, se l’amico dei mafiosi, il piduista e il sottosegretario in odore di camorra avessero ottenuto il loro scopo, se il capo del governo italiano si fosse trovato tout à coup garantito e impunito per opera dei suoi amici corruttori, come lo chiamereste questo scenario? Dall’altra parte dell’oceano, in paesi senza peli sulla lingua, avrebbero usato una sola parola: golpe. E poco importa che dietro il sovvertimento delle istituzioni di un paese non vi sia un tintinnar di sciabole: se attorno allo stesso tavolo si ritrovano i garanti, gli emissari o i protetti delle più feroci organizzazioni eversive e criminali del paese, quel paese ha comunque i giorni contati.
Noi invece contiamo i giorni agli altri. Facciamo le pulci agli allenatori di calcio, prendiamo a manganellate i terremotati (dalle mie parti si direbbe: cornuti e mazziati) e intanto sfogliamo il calendario aspettando le elezioni che sono sempre una mano santa e calda sui lividi della nazione.
Ma forse questa nazione non esiste più. Se fossero usciti i giornali, nei titoli di prima ne avremmo incontrate almeno due, di nazioni. L’una sfacciata, arrogante, impunita che ci racconta di mafie e piduisti. L’altra, umile e stufa, che ci porta la storia di un sindaco calabrese, Caterina Girasole, alla quale hanno bruciato la macchina. Tre attentati in quattro giorni: prima di lei era toccato al suo vicesindaco e al capo dell’ufficio tecnico. Ce l’hanno con loro perché vorrebbero far gestire a una cooperativa dell’associazione Libera alcuni beni confiscati ai mafiosi del clan Arena. Dice Caterina: “Noi non ci fermeremo, però…”.
Ed è in quel “però” lasciato in sospeso, incontrando i giornalisti nel cortile di una questura del sud, mentre il comitato per l’ordine e la sicurezza discute se davvero tre macchine bruciate in quattro giorni siano un segnale di pericolo, quel “però” che non dice ma rivela la stanchezza e lo stupore di chi vuole fare fino in fondo il proprio dovere, ad ogni prezzo, in nome di un giusto puntiglio, di un senso dello Stato, ecco, in quel “però” la domanda è: quale Stato? Quello rappresentato dalla giunta di Capo Rizzuto, dai ragazzi don Ciotti, da chi si riprende i beni della mafia per trasformarli in un diritto alla vita? Oppure l’altro Stato, quello di monsieur Carboni, dei conciliaboli tra venerabili maestri e complici delle mafie? Insomma, quale Stato è il nostro: quello dei giudici che si erano acconciati a portare in giro l’ambasciata di Dell’Utri per salvare il lodo Alfano o quello dei magistrati della Consulta che gli hanno risposto picche? Quale stato, quali istituzioni sono destinate a lasciare una traccia nella storia di questi anni? L’incredibile protervia di un sottosegretario indicato come uomo dei camorristi che resta al suo posto, o la faccia spaurita ma cazzuta di una piccola donna del sud, sindaco per avventura e per passione, che dice, davanti alle lamiere roventi della propria auto: “noi andiamo avanti”? Spiega bene Ciotti: questo non è il tempo sella solidarietà ma della corresponsabilità. Ciascuno si prenda il proprio fardello di responsabilità. Tutti. Anche chi in queste ore, con toni degni d’un torneo di bridge, chiede che il governo riferisca in Parlamento. No: questo governo, che protegge Dell’Utri, Cosentino e Carboni, dovrebbe riferire solo in tribunale.


Sergio Calef, Bravissimo

Sergio Calef,
Bravissimo Claudio!!.Ciascuno si prenda le sue responsabilità.Non lasciamo che un Governo ed una Classe Politica di Maggioranza,indegna di governare, distrugga il Nostro Paese.Cerchiamo di convincere le Forze che siedono in Parlamento che hanno ancora una,anche se lieve,parvenza di Sinistra che non è più tempo di tergiversare!!.Occorre una azione dura e risolutiva.


donna di denari