Il cammino della nuova sinistra è cominciato

di Sofia Ciardiello

Ven, 07/11/2008 - 16:45

“L’Italia ha bisogno di una sinistra”. E’ con queste parole che Moni Ovadia, teatrante come lui ama definirsi, ha aperto la conferenza stampa convocata per presentare un documento importante, quello scritto a seguito delle due riunioni del Tavola della Costituente della Sinistra che si sono tenute nelle scorse settimane. “Gli uomini e le donne di quel Tavolo si sono assunti la responsabilità di fare una proposta” ha affermato Maria Luisa Boccia, quella appunto contenuta nel Documento e che risponde all’affermazione di Ovadia “Abbiamo una grande ambizione politica – ha aggiunto la Boccia – quella di costruire un soggetto di sinistra in grado di stare nel cambiamento”. Si, cambiamento è stata una delle parole più pronunciate nel corso della mattinata. Il cambiamento è quello salutato dalla elezione di Obama a presidente degli Usa che dimostra secondo Ovadia che “l’utopia ha oggi spazio e funzione” e va quindi rincorsa e possibilmente realizzata.
Ci sono altre due parole  più e più volte ripetute dai partecipanti all’incontro. E’ stato Claudio Fava, coordinatore nazionale di sinistra democratica a mettere in evidenza l’importanza del significato di questi due vocaboli:  umiltà e generosità.  Due termini importanti perché riassumono e rendono evidenti che l’operazione politica che oggi è stata annunciata non è ne la sommatoria di gruppi dirigenti di partiti esistenti, ne la confluenza di qualcuno dentro qualcun altro. Quello avviato è un cammino di costruzione di “un soggetto politico che sia nuovo – è ancora il leader di Sd a parlare - anche nel modo in cui si sta insieme. Non ci sono ne padroni di casa ne ospiti. Tutti insieme, noi e tutti coloro i quali vorranno unirsi a noi, dovremo costruire quella sinistra di cui parla Ovadia, che non solo sappia ascoltare ma che sappia ancje tornare a farsi capire”. 
Anche nelle parole del governatore della Puglia Niki Vendola è ritrovato il senso di quanto affermato da Fava. Vendola infatti ha tenuto ha prendere le distanze dalla dialettica interna al suo partito affermando che “Oggi è stato presentato un cantiere,  un percorso che deve portarci anche a scrivere il nuovo vocabolario della sinistra. Perché – ha aggiunto -  non sono i congressi che segnano la storia del mondo ma è la storia del mondo che deve segnare i congressi. E dallo scorso aprile la storia del mondo e dell’Italia è certamente cambiata”.
La storia del mondo è certamente cambiata. Non è necessario per accorgersene guardare al di là dell’oceano.  Basta osservare l’immensa marea montante dell’Onda. Immensa non solo per il numero di ragazzi e ragazze che invadono le strade delle nostre città, immensa per la radicalità dei contenuti, per la serietà delle analisi, per la consapevolezza delle rivendicazioni, per la capacità di partire dal particolare –la millantata riforma di scuola e università – per ragionare sul futuro del paese.    Ed allora le forme, le pratiche,  i modi di essere dei soggetti della sinistra che fino ad oggi hanno popolato la politica nel nostro paese non sono più sufficienti, ne sono più adeguate le piattaforme approvate nei vari congressi della scorsa estate.
Occorre davvero mettersi di nuovo tutti e tutte in cammino per riuscire nell’impresa evocata da Giorgio Parisi: “Nel corso degli anni c’è stata una separazione sempre più forte tra il ceto politico e coloro che fanno politica in modi alternativi nei movimenti e nel volontariato. Noi vogliamo mettere fine a questa separazione deleteria per la sinistra, vogliamo costruire un soggetto politico nuovo che sia diverso dagli altri nella forma e nei modi, che possa rivendicare orgogliosamente la propria diversità”.  E per compiere questa impresa non è sufficiente, ha affermato Gianni Mattioli  “sommare le idee che ci sono. Occorre trovare idee nuove da cui ripartire”
Nel documento presentato al Centro Congressi Cavour è indicato uno strumento, l’Associazione “per la Sinistra”, che insieme ad altri che già esistono, comitati e associazioni locali, tavoli per la Costituente che hanno già cominciato ad operare e un percorso fatto di compagne e iniziative tematiche, di una assemblea nazionale ipotizzata per il 13 di dicembre dalla quale avviare una grande consultazione popolare e di massa su nome, simbolo e carta di intenti.  I nomi in calce al Documento sono quelli dei partecipanti alle prime due riunioni del Tavolo, quelli e quelli che si sono  assunti la responsabilità di proporre l’avvio di un percorso. Ma questo progetto vivrà solo se in tanti e tante decideranno di partecipare e dare il proprio contributo di idee, saperi, passioni. Cominciando magri sottoscrivendo il Documento.


ERRORI NEL PIANO DI

ERRORI NEL PIANO DI FIRENZE
L'assemblea di amministratori della sinistra democratica che si riunsce proprio a Firenze è un evento troppo importante per non rivolgere un richiamo all'attenzione verso il destino urbano di una delle capitali mondiali della civiltà urbana e dell'arte. Nel recentissimo ( ma già a mio avviso cultralmente già vecchi) nuovo piano strutturale che il Consiglio Comunale di Firenze esamina in questi stessi giorni, risalta l’indicazione del metodo (non definibile certo come strumento nuovo) dell' avviso pubblico di partecipazione alla formazione del regolamento urbanistico comunale , cioè del piano effettivo dello sviluppo urbano.In linea di principio non si deve avere alcun timore delle novità, specie se potenzialmente fruttuose:ma si deve precisare che la questione della introduzione della concorrenza nella realizzazione del rinnovamento della città e i relativi tentativi pratici non costituisce una novità.
Nei molti decenni che ci separano dalla introduzione della legislazione urbanistica nazionale base, come varata innovativamente nel 1977, dopo quasi un decennio di lotte forse irripetibili, innumerevoli risultano i casi di appelli istituzionalizzati alla partecipazione alla “attuazione” delle previsioni urbanistiche. Alcuni elementi metodologici dei “piani strategici” (più programmi che piani in verità e comunque ben diversi dai piani urbanistici), hanno rappresentato utili prove d’orchestra del coinvolgimento delle energie imprenditoriali secondo modalità parzialmente concorrenziali, stavolta direttamente alla formazione del programma.
A livello europeo la indubbia vitalità realizzativa dimostrata , ad esempio, nella spagnola Valencia negli anni novanta ,si fonda , pur se in parte e con alcune rischiose deroghe, sulla applicazione della legislazione spagnola e del meccanismo che rende protagonista l’urbanizzador, concessionario del diritto di urbanizzazione selezionato con procedure concorrenziali e pubbliche.
Limitandoci a pochissimi casi , negli anni settanta e ottanta esperienze sostanzialmente dello stesso genere hanno avuto campo , ad esempio, a Brescia, Modena, Ferrara, Rimini e altrove, e, in Toscana, a Piombino, Grosseto, Arezzo, Colle Val d’Elsa, S.Giovanni Valdarno e altrove. Non certo singoli ed episodici interventi ma porzioni consistenti e complete di città hanno avuto realizzazione tramite l’impiego organico della concorrenza imprenditoriale.I piani generali di allora, in tali casi, si sono realizzati e anzi pressocche esauriti in non molti anni.
Ciò è però avvenuto e dovrebbe sempre avvenire sulla base della netta distinzione/separazione della rendita fondiaria, fondamentale e concreta avversaria oggettiva della pianificazione urbanistica in quanto tale, e riconoscimento dell’abbinamento concorrenza/utile imprenditoriale, debitamente promossi e monitorati e controllati pubblicamente.
I due elementi sarebbero invece nuovamente e nefastamente riunificati ove si prevedesse , come si rischia oggi, una loro oggettiva alleanza nella proposizione di interventi dotati di facolta di proporre a piacimento la relativa localizzazione, nel solo riferimento a indicazione dei piani strutturali che , molto frequentemente ( è il caso, purtroppo, del PS di Firenze), si presentano come nebulose a bassa o bassissima definizione.
Ma la condizione ineludibile delle sperimentazioni che possiamo considerare interessanti è sempre stata costituita dalla invarianza delle realizzazioni rispetto alle localizzazioni unicamente stabilite sulla base del pubblico e prevalente interesse – fissato nella Costituzione- allo sviluppo spazialmente equilibrato e armonico della città: coloro che nella proposta di utilizzare l’ “avviso “ come strumento principe vengono definiti, poco propriamente, operatori di mercato hanno più bisogno di certezze temporalmente molto stabili nel tempo che di flessibilità biennali e anche quinquennali.
Se, naturalmente, si tratta di imprenditori che rischiano ma sulla base di programmi di investimento e di produzione e non su scommesse occasionali di sovrapprofitti senza limiti. E le certezze sono anche tali se corrispondono all’interesse, oggettivato nel piano urbanistico, di razionalizzazione e di distribuzione equilibrata delle funzioni e delle attività non sulla base di sommatorie di bilanci aziendali ma solo sulla base di studi conoscitivi e propositivi , come detta ad esempio (ma solo nella sua parte generale e di principio) la legislazione urbanistica toscana , peraltro in controtendenza rispetto a quella, confusa, di altre regioni.
E’ poi ormai ben chiaro e noto che i progetti , di qualsivoglia ampiezza, non possono sostituire, per quanto lo vogliano, gli organici atti della "pianificazione urbana", se non tramite macchingegni procedurali privi di contenuto disciplinare e sottoposti alla possibilità della corruzione, soprattutto ai pericoli di illegittimità costituzionale (pari condizioni) e di contraddizione con il metodo stesso della democrazia e del potere elettivo rappresentativo.
Si riduce a formalità senza potere il ruolo degli organismi eletti direttamente dalla popolazione, come si può già dimostrare con riferimento ad innumerevoli e sempre crescenti casi concreti e diffusi in tutto il paese e che, nel caso di Firenze, vedono risursi al lumicino, in modo sempre più grave, i poteri reali dei Consigli circoscrizionali elettivi e degli stessi Consiglieri e Gruppi di Palazzo Vecchio.
Occorre ricordare che già nel 1977 è stata introdotto nella legislazione nazionale (rendendo sistematiche sperimentazioni importanti e coerenti, sia pure con riferimento alla attuazione e non alla formazione degli strumenti urbanistici, il “programma pluriennale di attuazione” , costituito proprio mediante l’appello alla energie imprenditoriali a inoltrare proposte di intervento di trasformazione o di addizione urbana.
Invece con la proposta dell’avviso non solo si rischia di cadere in una nuova stagione di urbanistica contrattata , peraltro della peggiore delle specie in quanto tendenzialmente oligopolistica.
La condizione, irrinunciabile, per una politica urbanistica popolare e trasparente – diversa dal mero supporto agli affari di pochi - è che la sacrosanta sollecitazione delle energie produttive , possibilmente però non solo locali e quanto più varie possibili, sia fondata sulla invarianza delle localizzazioni e delle miscele funzionali stabilite, nell’interesse generale della città intera, dalla pianificazione urbana predefinita per tempi lunghi e elaborata e approvata in autonomia assoluta sempre e solo dagli organismi consiliari direttamente eletti dalla popolazione ( e da nessun altro, nemmeno come propositore, in quanto gli stessi elaboratori tecnici devono rispondereo solo ai consigli e non alle giunte o agli alti burocrati).

Sarebbe significativo se la nostra nuova azione politica, fresca e positiva, potesse ribaltare in modo deciso e nello stesso tempo concreto, tramite concezioni e pratiche ben diverse, l’attuale formulazione della indicazione dell’”avviso” , solo apparentemente concorrenziale, come strumento di riforma. Sarebbe un contributo anche alla formazione politicamente corretta delle nuova legge urbanistica nazionale se le attuali fumose indicazioni regionali sulle modalità del rapporto pubblico-privato fossero sottoposte a riflessione e mutate in modo sostanziale in direzione della netta prevalenza degli obiettivi derivanti dall’interesse pubblico a qualificare le città e , in particolare, il trasporto e la mobilità nelle città.
MANLIO MARCHETTA


donna di denari