di Chiara Cremonesi*, Tino Magni**
Sab, 07/11/2009 - 07:43
Abbiamo letto con attenzione la lettera aperta di Massimo Mezzetti, compagno col quale abbiamo condiviso diverse riflessioni, parecchio lavoro e col quale ci siamo trovati d’accordo in molte occasioni nel sollevare critiche e valutazioni di merito negli organismi di SD, sia dal punto di vista della linea politica che organizzativa.
Anche in questa occasione, ci sono molti cose che Massimo afferma sulle quali siamo d’accordo. Ciò che però non condividiamo assolutamente sono le conclusioni e la proposta che Massimo trae dalla spietata analisi degli appuntamenti mancati.
Anche noi, come Massimo, potremmo recriminare sui diversi errori fatti: col senno di poi forse era meglio fare il partito di SD? Oppure, all’indomani della sconfitta elettorale di Sinistra Arcobaleno, rivelatasi un puro cartello elettorale, anziché fermarci a discutere sul che fare all’assemblea di Cianciano, è stato giusto lanciare l’idea dell’Associazione della Sinistra e poi continuare con l’Ambra Jovielli, specchio dell’incapacità di cogliere e governare la spinta che veniva dal basso? E poi giungere alle liste di Sinistra e Libertà per le Europee più per necessità, perché costretti dallo sbarramento, senza analizzare le contraddizioni e le difficoltà che vivevamo nello stesso tempo a livello territoriale dove non si riuscivano a fare le liste di SeL nei comuni e nelle province a causa di problemi con Verdi e Ps? Già lì, in quel passaggio delicato tra europee e amministrative, non visto da Roma e non sufficientemente evidenziato da chi sta nei territori, erano scritte molte delle incoerenze e delle difficoltà di Sinistra e Libertà.
Con questo non vogliamo colpevolizzare nessuno in particolare; ma ogni dirigente di SD, a secondo della propria responsabilità, se ne deve assumere una propria parte.
Non abbiamo mai tifato per quelli che dicevano “partito subito”, pur sforzandoci di capirne il senso, consci che un partito si fa definendo prima di tutto le scelte politiche di merito (al lavoro, l’ambiente, i diritti civili, le scelte valoriali, quelle relative ai soggetti di riferimento, il posizionamento strategico), consapevoli che per fare una buona politica ci vuole anche un’organizzazione strutturata, degli orizzonti certi e un gruppo dirigente coeso e disinteressato dei propri destini personali, al servizio di un progetto complesso e difficilissimo (sappiamo come a sinistra sia molto più facile dividersi che unirsi) .
Se così stanno le cose però, non si può buttar via il bambino con l’acqua sporca perché in questo ultimo anno, pur con mille difficoltà, ci sono stati compagni e compagne che hanno incrociate le loro strade con pratiche politiche quotidiane, lavorando insieme e mettendo in comune analisi ed iniziative politiche, condividendo di fatto tutte le scelte, mischiando le proprie culture e annullando pratiche e luoghi di provenienza. Grazie a questa pratica, in Lombardia abbiamo fatto la campagna elettorale, sia alle europee che alle amministrative, e stiamo da mesi lavorando per affrontare al meglio le prossime scadenze: la costruzione del nuovo soggetto politico e le elezioni regionali, alle quali, discussione nazionale permettendo, vorremmo presentarci in modo dignitoso.
Pertanto siamo d’accordo che serve ritrovare noi stessi, ma per noi significa fare dei passi avanti nell’indirizzo di unificare ciò che oggi è possibile, senza escludere nessuno, avendo fiducia nella maturità delle persone che fin ora hanno aderito a Sinistra e Libertà Ecologia, valorizzando le esperienze che si sono fin ad oggi si sono costruite nei territori, utilizzando lo strumento della democrazia e del voto su tutte le questioni politiche ed organizzative.
Se nel 2007 abbiamo dichiarato SD “biodegradabile”, se non siamo mai stati affascinati dal farci partitino, è perché abbiamo sempre creduto di impegnarci su operazioni politiche di ampio respiro, che non avessero un senso solo per noi, ma che avessero l’ambizione di cambiare la sinistra italiana. Questo valeva per il passato, ma vale anche per il futuro, se ci sarà, di Sinistra e Libertà. Su questo dovremmo tutti sentirci impegnati a lavorare.
Facciamo queste affermazioni partendo dalla convinzione personale, ma anche dal sentore che abbiamo della nostra realtà lombarda, preoccupati del fatto che se si arresta questo processo e ognuno andrà a ricostruire il suo fortino, con l’idea poi di federarsi, il rischio reale è che molti dei pochi compagni che ancora ci credono e che hanno resistito fino ad ora abbandonino perché esasperati da tanta confusione e messaggi contradditori.
Per questo noi crediamo che vada confermata l’assemblea nazionale del 19 dicembre con le caratteristiche che abbiamo delineato nel documento del coordinamento di SEL della Lombardia.
Inoltre invitiamo tutti, prima di prendere eventuali decisioni diverse dal percorso unitario intrapreso, a sentirsi impegnati a interrogare coloro che abbiamo coinvolto in questo anno in questa avventura e che magari hanno già aderito a SEL.
Noi lo faremo, perché lo sentiamo come un dovere morale e perché, avendo condiviso le scelte fin qui fatte, non abbiamo la presunzione di avere ragione a priori
*coord di SD e del coord SEL Milano
**coord di SD e del coord SEL Lombardia
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