Auguri, per una sinistra di cultura e unità

di Davide Nota

Lun, 22/12/2008 - 22:53

Sarebbe stato questo il mio intervento all'Assemblea "Per la Sinistra" del 13 dicembre a Roma. Non avendo fatto in tempo a prendere pubblicamente la parola, lo traduco in lettera d'augurio e condivisione.

Cari tutti,
sono un ragazzo di ventisette anni e sono un redattore del Portale di Poesia e Realtà “La Gru”, che è una e-fanzine di cultura letteraria e politica che si sta occupando non poco del tema de “La rinascita della sinistra”, in ultimo con una intervista a Nichi Vendola che abbiamo titolato “Una sinistra di poesia e realtà”.

Vorrei qui pubblicamente porgervi la mia testimonianza, che è quella di un giovane poeta, umiliato (come tantissimi altri giovani poeti) da una Polis che non ci contempla né desidera, ed è anche quella di un neo-laureato, costretto (come moltissimi altri neo-laureati) al mondo del “precariato radicale” e dello sfacciato sfruttamento del capitalismo post-moderno, che al di là della nozione giornalistica solitamente si traduce, nel corpo vero e vivo del soggetto individuale, in una sottile e lancinante forma di depressione, e nella consapevolezza di non poter essere altro, nel contesto della attuale Polis, che un inutile e non significante “corpo senza posto”, un soggetto senza relazione, senza comprensione e senza comunità, una vita che davvero, oggettivamente e materialmente, non trova, non sta trovando, alcun diritto alla realizzazione, allo sviluppo, insomma alla "esistenza".

Il ministro Castelli, dalle poltroncine di Annozero, ha detto molto chiaramente, rispondendo in questo modo al dramma di una giovane laureata in Lettere, che l'Italia ha bisogno di tecnici e non di letterati.
Ecco, io credo che anche a partire da queste piccole sfumature sia possibile e doveroso oggi rappresentare una "diversità culturale", davvero una diversità "antropologica”, dalla destra, dalla insensibilità della destra, che tra ipocrisie clerico-fasciste e pragmatismo egoista da libero mercato, ha fondato e imposto il proprio tempietto di disumani valori.
Io credo che la nuova Sinistra, una nuova Sinistra di popolo, si fondi a partire da una ritrovata e condivisa, "altra" sensibilità.

Io vi porgo insomma il mio sogno di una Sinistra umanista e non tecnocratica, capace di raccogliere le migliori eredità intellettuali e sentimentali della nostra storia, da Antonio Gramsci a Pier Paolo Pasolini, da Arthur Rimbaud a Guy Debord: una Sinistra capace di intraprendere una lotta culturale per la vita, contro l'egemonia ideologica della “Società dello spettacolo” e delle sue conseguenze reali e quotidiane, nella vita individuale d'ogni giorno, nelle nostre esistenze “separate” dalle esistenze dei nostri fratelli e compagni, nella nebbia di indifferenza e alienazione nella quale si stanno svolgendo le nostre sconfitte personali e collettive, generazionali e storiche.
Qui è il diritto alla speranza che ci viene negato, e cioè il diritto a poter sognare una Città nuova, fondata sulla nozione di “uomo” e non su quella di “ruolo”, sulla nozione di “comunità” e non su quella di “catena di montaggio”.

Insomma, porto qui il nostro slogan: una "Sinistra di poesia e realtà", e cioè una Sinistra di utopia e responsabilità, che il proprio "straccio rosso", e di tutti gli altri colori del mondo, torni a sventolare al vento della nuova Storia, sopra i detriti del nuovo sfruttamento industriale e dello sbando esistenziale, sopra i residui della crisi del Neo-liberismo globale, come simbolo di rinnovata passione e speranza, come simbolo di ritrovata, e battesimale, "Unità".
 
Essere di Sinistra significa per me far parte di questo movimento aggregativo di soggetti, che crede nell'uomo come fine e nell'economia come mezzo.
E non nel contrario.
Semplice, semplicissima, forse banale intuizione: ma credo che occorra partire da queste primordiali parole d'ordine per ricominciare a proporre la nostra visione alternativa del mondo, così limpidamente eretica e così anche potenzialmente maggioritaria.

La crisi della favola del liberismo, il potenziale collasso dell'ideologia stessa del capitalismo globale e delle destre mondiali, induce il Palazzo ad un travestimento spudorato quanto vincente.
Mentre la Sinistra si vergogna solo di sussurrare parole che possano sembrare "di sinistra", le stesse parole le grida ipocritamente la Destra, che infatti vince, stravince: egemonizza.

Ho già scritto in un intervento titolato "Se la destra cita Gramsci", rilanciato anche sul blog di "Rifondazione per la Sinistra", di "un progetto che consiste nella “neutralizzazione” delle radici culturali, novecentesche, della Sinistra italiana”, e di “una continuativa azione di disinformazione storiografica e dequalificazione terminologica.”.

Proposi, e rilancio ora la proposta per il nuovo anno, delle tavole rotonde della “sinistra culturale”.
Scrittori, intellettuali e giornalisti, assieme a politici “illuminati” della Sinistra: ci si riunisca, ci si riconosca, si riorganizzi una risposta strutturata e di amplio respiro, che coinvolga ed attraversi tutte le diverse forme di comunicazione e di diffusione del pensiero. Si ricostruisca, insomma, una “rete” culturale della sinistra italiana.

Insomma, giungo al termine di questo provvisorio e disordinato intervento: la sinistra muore se muore la sua "cultura", la sua "visione".
E muore, anche, se perde la sua capacità comunicativa, e di "diffusione culturale", e di "aggregazione" attorno ad una costellazione di "valori" condivisi e alternativi.

Quindi, certo: c'è bisogno di tecnici. Di scienziati.
Ma innanzitutto abbiamo credo bisogno di ricostruire una grande famiglia, una vera Comune sentimentale, che condivida ansie e speranze, emozione e intelletto, marxismo eretico e nuovo umanesimo, cristianesimo socialista e passione illuministica per la verità.
L'umile ed onesto paese, di cui parlava Pasolini, non si è dissolto: semplicemente sta attendendo la sua nuova casa.

Il mio augurio, per il 2009, è quindi un agurio di Unità.
Che questa casa insomma si abiti davvero: si viva, si condivida.
Per cambiare l'Italia, per provare a cambiare il mondo, ma anche per sentirci tutti quanti un po' meno soli.


donna di denari